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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/343


a madama cristina di lorena. 339

nan le nude parole, sono andati non solamente circospettissimi, ma hanno, per ammaestramento de gli altri, lasciati i seguenti precetti: In rebus obscuris atque a nostris oculis remotissimis, si qua inde scripta,[D. Augustianus, lib. p.° De Genesi ad literam, cap. 18, 19.] etiam divina, legerimus, quae possint, salva fide qua imbuimur, aliis atque aliis parere sententiis, in nullam earum nos praecipiti affirmatione ita proiiciamus, ut, si forte diligentius discussa veritas eam recte labefactaverit, corruamus; non pro sententia divinarum Scripturarum, sed pro nostra ita dimicantes, ut eam velimus Scripturarum esse, quae nostra est, cum potius eam, quae Scripturarum est, nostram esse velle debeamus. Soggiugne poco di sotto, per ammaestrarci come nissuna proposizione può esser contro la Fede se prima non è dimostrata esser falsa, dicendo: Tamdiu non est contra Fidem, donec veritate certissima refellatur: quod si factum fuerit, non hoc habebat divina Scriptura, sed hoc senserat humana ignorantia. Dal che si vede come falsi sarebbono i sentimenti che noi dessimo a’ luoghi della Scrittura, ogni volta che non concordassero con le verità dimostrate: e però devesi con l’aiuto del vero dimostrato cercar il senso sicuro della Scrittura, e non, conforme al nudo suono delle parole che sembrasse vero alla debolezza nostra, volere in certo modo sforzar la natura e negare l’esperienze e le dimostrazioni necessarie.

Ma noti, di più, l’A. V., con quante circospezzioni cammina questo santissimo uomo prima che risolversi ad affermare alcuna interpetrazione della Scrittura per certa e talmente sicura che non si abbia da temere di poter incontrare qualche difficoltà che ci apporti disturbo, che, non contento che alcun senso della Scrittura concordi con alcuna dimostrazione, soggiugne: Si autem hoc verum esse certa ratio demonstraverit, adhuc incertum erit, utrum hoc in illis verbis sanctorum librorum scriptor sentiri voluerit, an aliquid aliud non minus verum: quod si caetera contextio sermonis non hoc eum voluisse probaverit, non ideo falsum erit aliud quod ipse intelligi voluit, sed et verum et quod utilius cognoscatur. Ma quello che accresce la meraviglia circa la circospezzione con la quale questo autore cammina, è che, non si assicurando su ’l vedere che e le ragioni dimostrative e quello che suonano le parole della Scrittura ed il resto della testura precedente o

20. In luogo di l’A. V. nel cod. V si legge la P. V. — 33. ed il restante della

12. est extra Fidem, s — 14. si vede quanto falsi, G; ma gli altri codici e la stampa leggono come'. — 17. nudo, che manca nel cod. G e in altri codici, come pure nella stampa, è stato aggiunto nel cod. V di mano di Galileo. — 26. esse vera ratio, G, s. Ma il testo di S. Agostino qui citato (De Genesi ad literam, I, 19) legge, d’accordo col cod. V, certa. —