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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/214

214 istoria e dimostrazioni

gradi 3.20’, cioè quanta si pone la larghezza della macchia; e per i punti B, D passino le perpendicolari al diametro AM, le quali sieno CBG, ODQ: sarà ACO, sino verso dell’arco ABD, 1950; ed AC, sino verso dell’arco AB, 973; ed il rimanente CO, 977. Dal che abbiamo, primieramente, la macchia μ posta in BD, apparirci molto sottile, cioè la sesta parte solamente di quello che si mostra circa il mezo del disco, cioè nel luogo μ; apparendoci in BD eguale a CO, cioè 977, ed in μ si mostra 5814, il qual numero contiene prossimamente sei volte l’altro 977. Di più, abbiamo l’intervallo lucido AC eguale all’apparente grossezza della macchia, essendo AC 973, e CO 977: e questi particolari requisiti acconciamente rispondono alle osservazioni di Apelle. Ora veggiamo se tali particolari potessero incontrarsi, ponendosi la conversione delle macchie remota dal globo del Sole solamente per la ventesima parte del suo semidiametro.

Pongasi, dunque, il semidiametro d’una tale sfera MF, sì che AF sia 5000 di quali il semidiametro AM è 100000; sarà, dunque, tutta la FM 105000. Ma di quali parti MF è 100000, di tali FA sarà 4762, ed AC 927, CO 930, FAC 5689, ed FACO 6619: e descrivendo il cerchio FEGQ, e tirando la parallela AE, si troverà l’arco FE esser gradi 17.40’, FEG 19.25’, EG 1.45’, FEGQ 21, GQ 1.35’; e la sua suttesa nel luogo incontro a sarebbe 2765, essendo stata in GQ eguale a CO, cioè 930, il qual numero non arriva alla terza parte

8. ed in M si, s — 16, 17, de quali, s — 16. donque, s — 17. de tali, s