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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/212

212 istoria e dimostrazioni

traversato il diametro del disco in giorni 16, ed altre la parallela da quello remota al più gradi 30 in giorni 14, seguita, come vede V.S., che la sfera che le conduce sia lontana dal Sole più del semidiametro del Sole: la qual cosa poi è per altri incontri manifestamente falsa. Perchè, quando ciò fosse, del cerchio massimo di tale sfera s’interporrebbe tra l’occhio nostro e ’l disco solare molto meno di 60 gradi, e molto minori archi verrebbono interposti de gli altri paralleli: onde, per necessaria consequenza, i movimenti delle macchie nel Sole apparirebbono totalmente equabili nell’ingresso nel mezo e nell’uscita; gli intervalli tra macchia e macchia e le figure e grandezze loro (per quello che depende dalle diverse positure ed inclinazioni) sempre si mostrerebbono l’istesse in tutte le parti del Sole: il che quanto sia repugnante dal vero, siane Apelle stesso a sé medesimo [fac. 18, ver. 22; fac. 29, ver. 12. [pag. 48, lin. 40] fac. 18, ver. 5; fac. 28, ver. 32. [pag. 48, lin. 27]] testimonio, il quale ha pure osservato l’apparente tardità di moto, l’unione o propinquità, [fac. 17, ver. 21; fac. 28, ver. 19. [pag. 48, lin. 16]] e la sottigliezza delle macchie presso alla circonferenza, e la velocità la separazione ed ingrossamento molto notabile circa le parti di mezzo. Onde io per tale contradizione non temerò di dire, essere in tutto impossibile che, traversando una macchia il diametro solare in 16 giorni, un’altra traversi la sopradetta parallela in 14. Ma soggiugnerò bene ad Apelle, che ritorcendo l’argomento, ed osservando più esattamente, i passaggi delle macchie in qual si voglia linea del disco farsi tutti in tempi eguali (sì come io ho da molt’osservazioni compreso, e ciascuno potrà per l’avvenire osservare), si deve concluder necessariamente, loro essere, come sempre ho detto, o contigue, o per distanza a noi insensibile separate [Si chiarisce tuttavia maggiormente che le macchie sono contigue alla superficie del Sole.] dalla superficie del Sole. E per non lasciar indietro cosa che possa confermare e stabilire conclusione tanto principale in questa materia, aggiungo che Apelle poteva di ciò altresì accorgersi (vegga V.S.

7. minor archi, B, s — 19. una altra, B, s — 26. Dopo Sole si legge in A, cancellato, quanto appresso: Di che poteva egli altresì accorgersi {vegga Y.S. quanta e la forza del vero) da un’altra sua osservazione, fatta intorno ad una sua macchia insigne, notata μ: della quale egli scrive (fac. 23, e .7 [pag. 51, lin. 28 e seg.]), essere stata la sua prima apparizione in figura di una linea sottilissima e negra, e così vicina alla circonferenza del Sole, che io spazio lucido tra se e l’estremo limbo appariva di sottigliezza eguale alla sua propria; mostra poi nel disegno del giorno seguente (essendo, com’ io credo e com’e’ dice, tali disegni fatti con ogni maggior accuratezza), e la macchia e l’interstizio lucido essersi proporzionatamente dilatati, ed esser tra loro similmente quasi che eguali e di larghezza tripla a quella che ebbero il giorno avanti. Ma un tale accidente non ha luogo se non dove simil macchia sia contigua o insensibilmente remota dalla superficie del Sole; perche, dove la distanza fosse assai notabile, non potrebbe la grossezza della macchia mostrarcisi triplicata se non quando l’intervallo lucido fosse apparentemente cresciuto 8 o 10 volte. —