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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/106

106 istoria e dimostrazioni

e gli accidenti che in esse scorgiamo, cioè la figura l’opacità ed il movimento, per esser comunissimi, o niuna o poca e molto general cognizione ci possono somministrare: onde io non crederei che di biasimo alcuno fosse degno quel filosofo, il qual confessasse di non sapere, e di non poter sapere, qual sia la materia delle macchie solari. Ma se noi vorremo, con una certa analogia alle materie nostre familiari e conosciute, proferir qualche cosa di quello che le sembrino di poter essere, io sarei veramente di parere in tutto contrario all’Apelle; perchè ad esse non mi par che si adatti condizione alcuna dell’essenziali che competono alle stelle, ed all’incontro non trovo in quelle [Similitudine delle macchie solari e nostre nughole.] condizioni alcuna, che di simili non si vegghino nelle nostre nugole. Il che troveremo discorrendo in tal guisa.

Le macchie solari si producono e si dissolvono in termini più e men brevi; si condensano alcune di loro e si distraggono grandemente da un giorno all’altro; si mutano di figure, delle quali le più sono irregolarissime, e dove più e dove meno oscure; ed essendo o nel corpo solare molto a quello vicine, è necessario che siano moli vastissime; sono potenti, per la loro difforme opacità, ad impedir più e meno l’illuminazion del Sole; e se ne producono talora molte, tal volta poche, ed anco nessuna. Ora, moli vastissime ed immense, che in tempi brevi si produchino e si dissolvino, e che talora durino più lungo tempo e tal ora meno, che si distragghino e si condensino, che facilmente vadino mutandosi di figura, che siano in queste parti più dense ed opache, ed in quelle meno, altre non si trovano appresso di noi fuori che le nugole; anzi, che tutte l’altre materie sono lontanissime dalla somma di tali condizioni. E non è dubbio alcuno, che se la Terra fosse per sé stessa lucida, e che di fuori non li sopraggiugnesse l’illuminazione del Sole, a chi potesse da grandissima lontananza risguardarla, ella veramente farebbe simili apparenze: perchè, secondo che or questa ed or quella provincia fosse dalle nugole ingombrata, si mostrerebbe sparsa di macchie oscure, dalle quali, secondo la maggior o minor densità delle

2. Dopo movimento si legge in A, cancellato, quanto segue: (e questo anco non interamente sicuro). — 3. sumministrare, A, B. Dopo sumministrare si legge in A, cancellato, quanto segue: della quale non mi par che si debba far grande stima; sì come quando, ier esemplo, desiderando io di sapere qual sia la materia della Luna, mi vien detto che è una parte più densa del suo cielo. — 11. veggino, B, s; in B è corretto di mano di Galileo in vegghino. — 13. in tempi più, A — 21. e si risolvino, A, B; in B risolvino è corretto, forse di mano di Galileo, in dissolvino. — 24-25. anzi tutte. A, B — 27. sopragiungesse, s —