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Pagina:Le mille e una notti, 1852, I-II.djvu/341


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tro giorno, passando per una via vicino a tre o quattro fanciulli che giocavano, uno de’ quali lo teneva in mano, glielo tolsi e lo portai via. Mi corse dietro il fanciullo, dicendomi il pomo non esser suo, ma di sua madre ch’era ammalata; che suo padre, per accontentarne la voglia, aveva fatto un lungo viaggio, recandone tre, e che quello n’era uno, preso da lui all’insaputa di sua madre. Ebbe un bel supplicarmi, io non glielo volli restituire; lo portai a casa, e lo vendetti per due zecchini alla damigella vostra figliuola. Ecco la cosa. —

«Non potè Giafar abbastanza ammirare come la mariuoleria di uno schiavo fosse stata cagione della morte d’una donna innocente, e quasi della propria. Laonde, condotto seco lo schiavo, quando fu davanti al califfo, fece al principe un esatto racconto di tutto ciò che colui avevagli detto, e del caso pel quale ebbe scoperto il suo delitto.

«Non vi fu mai sorpresa maggiore di quella del califfo, il quale non potè trattenersi dal prorompere in grandi risate. Ma infine, ripreso serio aspetto, disse al visir, che poichè il suo schiavo era origine di sì grave disordine, meritava una punizione esemplare. —

«Non posso disconvenirne, o sire,» rispose il visir; «ma il suo delitto non è irremissibile. So una storia più sorprendente d’un visir del Cairo, chiamato Nureddin (1) Alì, e di Bedreddin (2) Hassan di Balsora. Siccome vostra maestà si compiace ad udirne di simili, voglio raccontarvela, a condizione che se la trovate più maravigliosa di quella che mi da occasione di narrarla, farete grazia al mio schiavo. — Acconsento,» rispose il califfo, «ma voi v’impegnate in grande impresa, e non credo possiate salvare co-

  1. Nureddin significa, in arabo, luce della religione.
  2. Bedreddin, la luna piena della religione.
Mille ed una Notti. I 21