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Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/78


capitolo primo. 51

era già zitella quando io apersi gli occhi a guardare le cose del mondo. Era dessa la primogenita, una fanciulla bionda, pallida e mesta, come l’eroina d’una ballata o l’Ofelia di Shakspeare: pure ella non avea letto nessuna ballata e non conosceva certo l’Amleto neppur di nome. Pareva che la lunga consuetudine colla nonna inferma avesse riverberato sul suo viso il queto splendore di quella vecchiaia serena e venerabile. Certo non mai figliuola vegliò la madre con maggior cura di quella ch’essa adoperava nell’indovinare persin le brame della nonna: e le indovinava sempre, perchè la continua usanza fra di loro le aveva avvezzate ad intendersi con un sol giro di occhiate. La contessa Clara era bella come lo potrebbe essere un serafino che passasse fra gli uomini senza pur lambire il lezzo della terra, e senza comprenderne l’impurità e la sozzura. Ma agli occhi dei più poteva parer fredda, e questa freddezza anche scambiarsi per una tal quale alterigia aristocratica. Eppure non v’era anima più candida, più modesta della sua; tantochè le cameriere la citavano per un modello di dolcezza e di bontà. E tutti sanno che negli elogi delle padrone, il suffragio di due cameriere equivale di per sè solo ad un volume di testimonianze giurate. Quando la nonna abbisognava di un caffè o d’una cioccolata, e non era alcuno nella stanza, non s’accontentava ella di sonar la campanella, ma scendeva in persona alla cucina per dar gli ordini alla cuoca; e mentre questa approntava il bisognevole, stava pazientemente aspettando coi ginocchi un po’ appoggiati allo scalino del focolare; od anche le dava mano nel ritirar la cocoma dal fuoco. Vedendola starsi in quel modo, la cucina mi pareva allora rischiarata da una luce angelica, e non la mi sembrava più quel luogo tristo ed oscuro di tutti i giorni. E qui mi dimanderanno alcuni perchè nella mia descrizione io torni sempre alla cucina, e perchè in essa e non nel tinello o