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Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/60


capitolo primo. 33

e con qualche rattoppatura nella tua bella vestaglia rossa non ci parrà più un segno del brutto accidente. Or va; ― e così dicendo lo conduceva fuor della porta. — Va e significa ai tuoi padroni, che il capo dei Partistagno non riceve ordini da nessuno, e che se essi hanno invitato me, io invito loro a venirmi a trovare nel mio castello di Caporeto sopra Gorizia, ove riceveranno tripla dose di quella droga che hai ricevuto tu. —

Con queste parole egli lo avea condotto saltellone fin sulla soglia del castello, ove gli diede uno spintone che lo mandò a ruzzolare fuori dieci passi sul terreno con grandi risa degli spettatori. E poi mentre il messer Grande, palpandosi le ossa ed il naso, scendeva verso Udine in una barella requisita per istrada, egli co’ suoi buli spiccò un buon volo per Caporeto, donde non si fece più vedere sulle terre della Serenissima. I vecchi contavano che de’ suoi due compagni imbucati nelle segrete non si era più udito parlare.

Queste bazzecole succedevano nel Friuli or son cento anni, e le paiono novelle dissotterrate dal Sacchetti. Così è l’indole dei paesi montani, che nelle loro creste di granito serbano assai a lungo l’impronta degli antichi tempi; ma siccome il Friuli è un piccolo compendio dell’universo, alpestre piano e lagunoso in sessanta miglia da tramontana a mezzodì, così ci si trovava anche il rovescio della medaglia. Infatti al castello di Fratta durante la mia adolescenza io udiva sempre parlare con raccapriccio dei castellani dell’alta; tanto il venezianismo era entrato nel sangue di quei buoni Conti. E son sicuro che questi furono scandalizzati, più che gli stessi inquisitori, del rinfresco servito al messer Grande per opera del Partistagno.

Ma la giustizia alta, bassa, pubblica, privata, legislativa ed esecutiva della Patria del Friuli, mi ha fatto uscire di mente il grandioso focolare, intorno a cui, al lume delle

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