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Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/334


capitolo sesto. 307

lo spiedo come agli anni addietro. Non importa. Io aveva scoperto da per me quel grand’ajuto a vivere che si ha nel lavoro, e checchè ne pensasse Martino, credo che sarei stato più misero di gran lunga se avessi svagato i miei dolori nella dissipazione, o accresciutili coll’ozio. Almeno ne guadagnai che di poco oltrepassati i quindici anni io potei sostenere al Seminario di Portogruaro un esame di grammatica, di latino, di composizione, di prosodia, di rettorica e di storia antica; dal quale me la cavai con una gloria immortale. Figuratevi che in tre anni scarsi io aveva imparato quello che gli altri in sei!.... Dopo un sì pieno trionfo fu deciso in famiglia che mi avrebbero mandato a Padova a prendervi i gradi di dottore; ma intanto ebbi un posto fisso come vice-ufficiale in cancelleria, col soldo annuo di sessanta ducati, che equivalevano a 14 soldi il giorno. Poco, pochissimo certo; ma io fui molto contento d’intascare alcune monete dicendo: – queste qui son proprio mie, perchè me le son guadagnate io! La nuova dignità a cui era salito fece anche sì che avessi un posto alla tavola dei padroni, e che potessi entrare nella sala di casa Frumier stando seduto vicino al Cancelliere a guardarlo giocare il tresette. Questa occupazione mi quadrava pochissimo; ma altrettanto mi garbava l’aver sempre sott’occhio la Pisana, e rodermi continuamente degli attucci ch’ella faceva per dimostrare il suo amore a Lucilio. Davvero che a ripensarvi ora, devo riderne a piena gola; ma in quel tempo la cosa era diversa. Me ne piangeva il cuore a lagrime di sangue.

La Pisana intanto era cresciuta anch’essa una vera zitella. La non toccava i quattordici anni, che la parea già perfetta e matura. Non molto grande, no; ma di forme perfettissime, ammirabile soprattutto nelle spalle e nel collo; un vero torso da Giulia, la nipote di Augusto: la testa un po’ grande, ma corretta con un bellissimo ovale; e poi capelli alla dirotta, occhi umidi sempre e languenti