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Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/281

254 le confessioni d’un ottuagenario.

cappuccini colla magra scusa che non si conoscevano. Essi si scusarono colla santa umiltà dall’entrare in tinello, ove c’era in quella sera piena conversazione; ed edificarono invece la servitù con certe loro santocchierie e certi racconti della Dalmazia e di Turchia, ch’erano le consuete parabole dei frati di quelle parti. Indi domandarono licenza d’andare a coricarsi; e Martino li guidò e li introdusse nella stanza della frateria, che era divisa dal mio covacciolo con un semplice assito e nella quale io li vidi entrare per una fessura di questo. Il castello poco dopo taceva tutto nella quiete del sonno; ma io vegliava alla mia fessura, perchè i due cappuccini avevano certe cose addosso da stuzzicare propriamente la curiosità. Appena entrati nella stanza si assicurarono essi con due buone spanne di catenaccio; indi li vidi trarre di sotto alla tonaca arnesi, mi parevano, da manovale, ed anche due solidi coltellacci, due buone paia di pistole, che non son solite a portarsi da frati. Io non fiatava per lo spavento, ma la curiosità di sapere cosa volessero dire quegli apparecchi mi faceva durare alla vedetta. Allora uno di loro cominciò con uno scalpello a smovere le pietre del muro dirimpetto che s’addossava alla torre; e un colpo dopo l’altro, così alla sordina, fu fatto un bel buco.

— La muraglia è profonda; — osservò sommessamente quell’altro.

— Tre braccia e un quarto; — soggiunse quello che lavorava — ne avremo il bisogno per due ore e mezzo prima di poterci passare.

— Ma se qualcuno ci scopre in questo frattempo?

— Sì, eh?... peggio per lui!... sei mila ducati comprano bene un paio di coltellate.

— Ma se nell’atto di svignarcela il portinaio si sveglia? —

— E cosa sogni mai?... Gli è un ragazzaccio, il