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Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/174


capitolo terzo. 147


lingue. La prima età vi si presta assai; ma guai a chi non li apprende. Guai a loro, e peggio a chi avrà che fare con loro, od alla famiglia ed al paese che da essi attende aiuto decoro e salvamento. Il germoglio è nel seme, e la pianta nel germoglio; non mi stancherò mai nel ripeterlo: perchè l’esperienza della mia vita confermò sempre in me ed in altri la verità di questa antica osservazione. Sparta, la domatrice degli uomini, e Roma, la regina del mondo, educavano dalla culla il guerriero e il cittadino: perciò ebbero popoli di cittadini e di guerrieri. Noi che vediamo nei bimbi i vezzosi e i gaudenti, abbiamo plebaglie di gaudenti e di vezzosi.

Ora sarò forse allucinato dall’amor proprio, ma pur non veggo nel mio passato memoria che più mi sia confortevole e buona, di quel primo castigo così valorosamente sfidato per mantenere un segreto raccomandatomi, e per mostrarmi grato d’un beneficio ricevuto. Credo che dappoi moltissime volte mi sia condotto colla stessa regola, per la vergogna che altrimenti avrei provato di mostrarmi uomo più dappoco che stato non lo fossi da ragazzo. Ecco in qual modo le circostanze fanno sovente l’opinione. Io era salito; e non volli più scendere. Se precipitai in qualche occorrenza, fu pronto il pentimento; ma non iscrivo per iscusarmene, e la mia penna sarà sempre pronta a riprovare come a benedire le mie azioni secondo il merito. Tanto più colpevole alle volte, in quanto non doveva esserlo nè per abitudine nè per coscienza. Però chi è puro affatto tra noi mortali? — Mi conforta la parabola dell’adultera, e la sublime parola di Cristo: — Chi non ha peccato scagli la prima pietra!

Quel dopopranzo, come vi diceva, mia prima cura fu di andare in traccia della Pisana, ma con sommo mio rammarico non mi venne fatto di trovarla in nessun luogo. Ne domandai alle cameriere, le quali siccome colte in fallo per la loro sprovvedutezza verso la fanciulla, si svelenirono con-