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Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/170


capitolo terzo. 143

rina di fianco a Lugugnana, dove la tradizione paesana vuole che, venendo da Aquileia, abbia tenuto suo campo il re degli Unni prima di essere incontrato dal pontefice Leone. Peraltro da Fratta a là correvano sette buone miglia pei traghetti più spicci, e non sapeva capacitarsi che nel ritorno non mi fossi smarrito. E la mi disse per giunta, che quella tal bella cosa immensa, azzurra, e di tutti i colori nella quale si specchiava il cielo, era per l’appunto il mare.

— Il mare! — io sclamai. — Oh qual felicità menar la propria vita sul mare!

— Davvero? — disse il signor Lucilio. — Eppure io ci ho un cugino che gode da molti anni di questa felicità, e non ne è gran fatto contento. Egli afferma che l’acqua è fatta pei pesci, e che un gran controsenso fu quello dei vecchi Veneziani di piantarvisi entro.

— Sarà un controsenso ora; ma non lo era una volta, — soggiunse la Clara — quando al di là del mare c’erano Candia, la Morea e Cipro e tutto il Levante.

— Oh per me, — ripresi io, starei sempre sul mare senza occuparmi di quello che possa essere di là.

— Ma intanto pensa a star ben coperto e a guarire, demonietto — aggiunse il signor Lucilio. — Martino ti porterà dalla spezieria una boccettina d’acqua, buona come la conserva, e tu la prenderai un cucchiaio per volta ad ogni mezz’ora, hai capito?

— Intanto ti aggiusteremo le cose colla mamma pel minor danno: — continuò la Clara — e giacchè mi hai ripetuto che quella era la verità come l’avevi detta ieri sera, io spero che la ti perdonerà. —

Lucilio e la Clara uscirono, Martino uscì con loro per andarne alla spezieria; io mi rimasi col mio sudore, colla mia sete, e con una voglia sfrenata di veder la Pisana, chè allora non mi avrebbe più importato se mi perdonavano o meno. Ma la fanciulletta non si fece vedere, e soltanto nel