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Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/122


capitolo secondo. 95


di mano in mano che faceva le visite empiva la tabella colle indicazioni richieste; e la riportava in buon ordine al suo signor padre che talora ne strabiliava per certi cambiamenti e strabalzi repentini, non soliti ad avvenire nelle malattie della gente di badile.

— Come! lingua netta ed umida a Matteo, che è a letto da jeri con una febbre mescolata di mal putrido! Putridum autem septimo aut quatuordecimo tantumque die in sudorem aut fluxum ventris per purgationes resolvitur. La lingua netta ed umida! Ma se stamattina l’aveva arida come l’esca, e con due dita di patina sopra..... — Oh veh veh! polso convulso la Gaetana! Ma se oggi le ho contato cinquantadue battute al minuto, e le ordinai anzi in pozione vinum tantummodo pepatum et infusione canellæ oblungatum! Cosa vorrà dire?... Vedremo domani! Nemo humanæ naturæ pars qua nervis præstet in fænomali mutatione ac subitaneitate.

Andava poi la dimane, e trovava Matteo colla sua lingua sporca, e la Gaetana col polso arrembato in onta al pepe, alla cannella ed al vino. La ragione di questi miracoli era che per quella volta Lucilio non sentendosi voglia di far le visite, aveva architettato ed empiuto a capriccio la sua tabella all’ombra d’un gelso. La rimetteva poi al signor padre per far disperare le sue teorie. De qualitate et sintomatica morborum. Vi erano per altro certe occasioni nelle quali al giovine non dispiaceva di essere licenziato in medicina dalla Università Patavina, quando per esempio, appena capitato, la Rosa lo pregava di salire dalla contessa vecchia che andava soggetta a mali di nervi e si faceva ordinar da lui qualche pozione di laudano e d’acqua coobata per calmarli. Lucilio pareva nudrisse per la quasi centenaria signora una riverenza mista d’amore e di venerazione; laonde non vedeva cure ed accorgimenti che bastassero per mantener una vita così degna e preziosa. Stava