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LIB. III. 59

pi, et cinghiali; ricevendo tal volta da quelli morte, à quali la minacciano; dispensando il tempo senza veruno acquisto di virtù, ne d'altra cosa laudevole: et non solamente in pascere gran coppia di cani, di cavalli et di servi, perdono le facultà, ma etiandio la ragione; et fannosi simili alle bestie da loro seguite et se il perder la ragione poco gli pesa; la qual in essi non si svegliò mai; anzi sempre stette soggietta all'appetito: il gettar de danari dovrebbe pur muovergli conciosiacosa che io ho veduto molti, che in diece autonni non pigliaranno dodici paia di quaglie: et tutto l'anno stanno con lo sparviero in su 'l pugno: altri co smerigli molti mesi dietro alle lodole vanno: altri co falconi per pigliar'uccelli di niun pregio: et in cio le rendite et patrimoni inutilmente consumono, lasciando i lor figliuoletti à casa, ch'e vestigi de padri seguendo, sempre da nulla saranno. Non per altra cagion'è stato favoleggiato da Poeti, che Atteon fosse cangiato in cervo; et da suoi medesimi cani stratiato; se non per farci conoscere ch'e cacciatori per le soverchie spese de cani, et d'altri animali spesso rimangono per la poverta co stracci in dosso. Questo è adunque il frutto della caccia, à mio giuditio poco utile: ma il giuoco è più dannoso. percioche da cupidità, et ingordigia ritrovato, mai l'huomo non satia, ò sia con giovamento, ò sia con danno. Anzi oltre che le cose mal'acquistate (com'è apresso quello antico Poeta) mal si gettano: il vincitore sempre più disidera: et non tanto si gode del guadagno, quanto della perdita si cruccia: et il perditore non cessando di perdere, mai non truova riposo, con un disiderio sfrenato


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