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LIB. III.

stra ricerca: la qual sempre non patisce dimora: et tal hora non può senza gran disagio attendere il fine di tante cose soverchie. Vedete adunque quanto egli usa male tutte queste arti? Io credo, soggiunse il Musicola, che il somigliante non potrete far dell'agricoltura: nelle cui lodi poco mi sono affaticato. percioche da tanti è stata celebrata, che pare sciocca fatica più in cio adoprarsi. Veramente, rispose messer Lancino, se alcuna cosa è nell'huomo, che non sia da vituperare, l'agricoltura è quella: per lo aiuto che indi all'opre della Natura perviene. Ma perciò che noi andiamo di essa philosophando; la quale tanto più di miseria à me pare all'huomo havere apportato, quanto voi più havete cercato essaltarlo. Io non concederò ancora le lodi, che gli date di cotal'arte conciosiacosa che tutto è studio, et cura soverchia, che si usa, per insegnare à gli alberi portare i non suoi frutti, et alla terra generar'i non da lei amati fiori: havendone proveduto che ella come madre universale ci produca tante varie herbe, tanti frutti, che da loro stessi senza veruna cura, et fatica nascano; et maturansi à tempi convenevoli: i quali al gusto sono dilettevoli, et salubri al vivere: et fattone sorgere tanti fonti, tanti fiumi, et rivi per estinguere la sete: et oltre à ciò datone l'uso del latte necessario et grato al nodrimento: che al mio giuditio l'affaticare i prigri buoi in arare, et romper le dure zolle della terra: sudar tante volte sotto gli ardenti raggi del Sole: tenere in continova fatica la famiglia, quando in seminare, quando in zappare, hora acconciando le viti, hora inac-