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DELL'ANTHROPOLOGIA

de soldati, i sudori, il freddo, la fame, che per non perdere le liti i procuratori et poveri clienti sopportano, le angoscie, le ferite, le morti violente, che ogn'hora in mille luoghi accadono: gli affanni, gli odi, i fastidi, et le calomnie, che per tutto nascono. Ne solamente fuori, et nelle cose publiche, ma dentro le case private; quanta noia, quanta scontentezza credete che habbiano i padri de lor figliuoli, vedendogli infermare, et innanzi il tempo spesse volte morire? Quanta doglia pensate sia alle madre il partorirgli, nodrirgli, et ammaestrargli? Qual cruccio à gli uni et à gli altri, se gli accade havergli disubidienti, et à suoi commandamenti rubelli? se sono di brutte fattezze? se si trovano di tardo et sciocco ingegno? Che dirò delle mogli? la cui dote da alloro di che gire altiere: la bellezza al marito di sospettare: la difformità di che odiarle: colle quali io non ho mai voluto sapere quanto sia (come voi dite maestro Girolamo) il viver giocondo: per non provar dentro que letti; ove stimate esser tanta dolcezza, quante contese, quanti rammarichi si chiudano: mentre ch'ella si duole. ò che la vicina vada più di lei ornata al tempio, ò che il marito habbia il cuore ad altra volto, per farsi la via più agevole all'errore. Il che se per caso gli aviene risapere; ne punire lo più delle volte senza scorno; ne senza cruccio grandissimo si può tolerare. Et non tanto la vita delle persone private è misera: ma gli signori et prencipi sono sopra gli altri infelicissimi. Et gl'immensi thesori, la moltitudine di servi, et superbi palagi non possono non che fargli beati, ma etiandio non sono bastanti à scemarli una minima particella