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atto terzo. - sc.ii. 327

                       calibano.
                          (ride).
                Ah! ah!

                       stefano.
                      (a Calibano).
                           Tu segui il tuo racconto!
                      (A Trinculo.)
E tu stanne discosto; è per tuo meglio.

                       calibano.
Dagliene un’altra dose, ed una terza
L’avrà da me.

                       stefano.
                      (a Trinculo).
                      Via, dico!
                      (A Calibano.)
                                     E tu racconta.

                       calibano.
Usa, dopo il meriggio, io già tel dissi,
Sdrajarsi e riposar. Tu puoi nel sonno
Spaccargli il capo, ma pria de’ suoi libri
Privalo, bada ben! Con un troncone
Allor, se credi, infrangigli la tempia,
Sparagli il ventre con un palo, o meglio
Con un coltel gli sega il gorgozzule.
Ma di torgli que’ libri innanzi tratto
Non obblïar, però che in barbagianni,
Qual son io, se n’è privo, egli si muta,
Nè spirito verun più l’obbedisce.
Tutti al pari di me dal cor profondo
L’abborrono. Alle fiamme, io tel ripeto,