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atto terzo. - sc.ii. 323

                       stefano.
                             Animalaccio!
Rispondimi una volta. Un mostro buono
Sei tu?

                       calibano.
               Come ti va, mio grazïoso
Signor? Lascia che i sandali io ti lecchi.
                 (accennando Trinculo)
Costui non vo’ servir; non ha valore
Costui.

                       trinculo.
                Mostro ignorante e menzognero!
Saprò farti veder come azzuffarmi
Poss’io con uno sgherro. Orsù favella,
Sozzo pesce! dar titolo di vile
Oseresti ad un uom che tanto vino
Beva, quant’io ne bevvi in questa mane?
Bugia marcia è la tua, schifoso impasto
Di pesce e d’uomo.

                       calibano.
                                Signor mio, tu senti
Quali ingiurie mi scaglia, e lo comporti?

                       trinculo.
«Signor mio» lo chiamò? Può darsi un mostro
Di sì poco cervel che un tal beone
Dica Signor?

                       calibano.
                       Lo intendi? egli ripiglia.
Mordilo fin che muoja.

                       stefano.
                                     Alla tua lingua