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atto terzo. - sc.i. 321

                      ferdinando.
                               Mille e poi mille
Volte addio.
           (Ferdinando e Miranda partono.)
                       prospero.
                      Pieno il core aver non posso
Di quella gioja che v’inebria: nulla
Mi sapria nondimen render più lieto.
Corro ad aprire il libro mio, chè molto
Pria della cena da stricar mi resta.


SCENA II


Altra parte dell’isola.


STEFANO e TRINCULO.
CALIBANO li segue col fiasco.


                       stefano.
Non cianciarmene più. Quando la botte
Sarà vuota del tutto, acqua beremo.
Ma pria non una goccia. In aria il fiasco,
Spicciati! e mesci alla salute mia.
Bevi, mostro, mio servo.

                       trinculo.
                                      Il mostro servo
Suo? Ben è questa l’isola de’ matti.
Vuolsi che più di cinque abitatori
Non abbia, e tre siam noi; se gli altri due