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atto terzo. - sc.i. 319

Ed or (che Dio nol voglia!) un re mi credo.
Dirvi intendo con ciò che non vorrei
Patir questo vilissimo servaggio
Più d’un insetto che la guancia o il labbro
Mi venisse a ferir. Miranda! io v’apro
L’animo mio. D’allor che vi mirai,
Come schiavo a sovrana, a voi s’è volto
Tutto il mio cor; chè ceppi al pie’ mi diede
Sol la vostra virtù. Se mi vedete
Boscaiol pazïente è sol per lei.

                       miranda.
Mi amate?

                      ferdinando.
                   O terra, o ciel! Voi testimonj
Siatemi; e i voti miei, se il vero io dico,
D’un evento felice incoronate.
Ma volgetemi in danno il ben che spero
Se menzogna è la mia. Miranda, io v’amo
Si, v’esalto, v’onoro oltre le cose
Tutte dell’universo.

                       miranda.
                              Io son pure folle!
Piango della mia gioja!

                       prospero.
                                  O bello incontro
Di due teneri cuori! A piene mani
Piovi le grazie tue su questo amore
Nascente, o ciel!

                      ferdinando.
                            Miranda, a che piangete!