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318 la tempesta.

Più bello e prezïoso in sè racchiude.
Con un senso di gioja io contemplai
Molte care fanciulle, e l’armonia
De’ loro accenti il mio facile orecchio
Spesse volte allacciò! Virtù diverse
M’invaghiro di lor, però nessuna
Coll’anima ne amai, perchè mi parve
Ne oscurasse le grazie alcun difetto.
Ma voi così perfetta, unica voi,
Siete di quante creature han vita
Mirabile compendio.

                       miranda.
                           Io non conosco
Del mio sesso che me. Fin or non vidi
Sembianza femminil fuor che la mia
Dallo specchio riflessa; e similmente
Forma non m’apparì che dir potessi
«Ecco un uom» se non voi, mio buon amico,
Se non l’amato padre mio. M’è scuro
Come siano i viventi in altro loco.
V’assicuro però sulla innocenza
Mia, la sola ricchezza, il sol giojello
Della mia dote, che compagno in terra
Fuor di voi non desio. No! figurarmi
Volto umano io non so che più del vostro
Potessi amar. Ma garrula ed incauta
Troppo io mi faccio, e intanto i saggi avvisi
Del padre obblio.

                      ferdinando.
                          Miranda! un prence io sono,