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atto terzo. - sc.i. 317

                      ferdinando.
                   Nol consento, affettuosa
Anima! I nervi mi vorrei più tosto
Spezzar, rompermi il dorso anzi che starmi
Freddo, ozïoso osservator di tanta
Vergogna.

                       miranda.
                   A me quest’umile fatica
Quanto a voi si confà, ma tollerarla
Facilmente poss’io, giacchè vi metto
Quell’ottimo voler che manca in voi.

                       prospero.
Già comincia l’amore ad inveschiarti,
Mia povera augelletta! A me lo dice
Il vederti con lui.

                       miranda.
                              Voi siete oppresso.

                      ferdinando.
No, gentil mia Signora! Al vostro fianco
Mi parrebbe la notte un luminoso
Mattin. Ma voi chi siete? il vostro nome
Qual’è? Fate ch’io l’oda, acciò lo possa
Mormorar nelle mie sante preghiere.

                       miranda.
Miranda. ― O Ciel! che dissi? Ho trasgredito
Al tuo precetto, padre mio. ―

                      ferdinando.
                                           Miranda!
Ammirabile in vero! Il fior di tutte
Le maraviglie, nè tesoro il mondo