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316 la tempesta.

A più nobile man più vergognosa
Opra di quella.» ― Ma l’incarco mio
Tardando io vo. Questi cari pensieri
M’infondono vigore, e lieve il grave
Peso mi fanno.

(Entrano MIRANDA, e PROSPERO invisibile

e un po’ discosto.)




                         miranda.
                         Oimè! non v’affannate
Tanto, ve ne scongiuro. Inceneriti
Qualche fulmini avesse i maladetti
Tronchi che d’ammucchiar vi si condanna!
Giù, giù quel peso, e respirate. Al foco
Che sieno i ceppi gemeran d’avervi
Faticato così. Mio padre in questo
Negli studi è sommerso, e vi potete
Riposar: non verrà pria della terza
Ora, ve lo assicuro.

                        ferdinando.
                                 Oh no, Signora!
Pria che si compia il mio lavor la luce
Morrà.

                         miranda.
                Qui, qui sedete! Io stessa il ceppo
Per voi, fra tanto, porterò. Vi prego,
Datelo a me. Sul cumolo degli altri
Lo porrò.