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atto secondo. - sc.i. 303

Subito sia. ― Tu puoi del tuo Fernando
Sicurissimo, o re, cercar vestigi.


SCENA II

Altro lato dell’isola.


Entra CALIBANO con fascio di legna.
Scoppio di tuoni.




                       calibano.
Tutto il putrido umor che sugge il sole
Da gora, da palude o da maremma
Piova a Prospero in capo, e lo ricopra
Di tante piaghe, che non v’abbia un solo
Pollice illeso. Ancor che i suoi demòni
Mi stiano ad ascoltar, non so frenarmi
Dal maledirlo. È ver che senza un cenno
Di lui, nè que’ Coboldi a impaurirmi
Verran, nè dentro a fetido pantano
Mi tufferanno, nè di tizzi ardenti
L’immagine prendendo, a notte buja
Mi faranno smarrir la dritta via.
Per nulla ei me li aizza. Or come scimie
Che mi adescano pria con cento lazzi,
Poi mi graffiano il viso; ora in figura
D’istrici che s’aggrupppano in se stesse,
Ed a’ pie’ mi si rotano, ficcando,
Mentre sopra vi passo, i pungiglioni