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296 la tempesta.

                      sebastiano.
                    Fanne dunque esperimento.
La nativa, infingarda indole mia
Tende invece al riflusso.

                       antonio.
                                     Oh se sapessi
Come il disegno che beffar ti piace,
Nel tuo petto idoleggi! e come il vesti,
Lo carezzi, lo adorni allor che fai
Di spogliarlo le viste! All’uom che batte,
Per ozio o tardità, ritroso calle,
Malagevole è spesso il trarsi a riva.

                      sebastiano.
Segui! Quell’occhio fisso e quell’aspetto
Mi svelano un pensier di cui t’è duro
Sgravarti.

                       antonio.
                 E dici il ver. Sebben quest’uomo
Di povera memoria, e che nessuna
Di sè ne lascerà quando coperto
L’abbia un pugno di terra, al re soffiasse
Che vive ancora il figlio suo (nè manca
Al cortigian la facile parola
Che persuade) non di meno è tanto
Impossibile, o prence, che perito
Non sia, quanto impossibile che l’uomo
Sul terren qui dormente or nuoti in mare.

                      sebastiano.
Speme alcuna non ho che dalla rabbia
Del mar fuggisse.