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atto quinto. - sc.i. 375

Ritorna ARIELE, nella sua forma invisibile, col
    CAPITANO e col NOSTROMO, che attoniti lo
    seguono.

Guarda, guarda, mio re! Son pur de’ nostri
Color che si fan presso. lo fui profeta
Quando ti presagia che un tal ribaldo
Non morrebbe sul mar, fin che da terra
Si levasse una forca! — O che! sei muto,
Bestemmiator? Tu, tu che dal vascello,
Con sacrilega lingua, allontanavi
La grazia del Signor? Sul fermo suolo
Piu bestemmie non hai? non hai più bocca?
Or via! che nuove arrechi?

                       nostromo.
                                           Innanzi tratto
La prima e la miglior: qui sano e salvo
Troviamo il nostro re con tutti i suoi;
Quest’ altra poscia: il legno, or fan poch’ore
Da noi creduto nell’ onde sommerso,
Novo, integro è cosi, cosi guernito
Com’ era al giorno the salpammo.

                        ariele.
                       (a Prospero).
                                                 Io feci
Tutto questo, o Signor, nel breve tempo
Che da te mi scostai.

                       prospero.
                                   Mio caro Spirto!