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Pagina:La tempesta (Shakespeare-Maffei).djvu/133

364 la tempesta.

Al terribile tuon che col potente
Scoppio la quercia dell’Egioco atterra,
Feci i monti tremar su’ lor profondi
Fondamenti, l’abete, il faggio, il cedro
Svelsi dalle radici; e fin le tombe
Spalancai con un cenno, ed i dormenti,
Svegli dall’arte mia, balzàr di novo
Alla luce del dì; voi tutti udite!
Giuro di qui lasciar questi infernali
Prestigi; e poi che desta una divina
Musica avrete che ridoni il senno
A questi sciagurati, e sia raggiunto
Quel fin che cogl’incanti io mi proposi,
Giuro spezzar la verga mia, nel suolo
Più cubiti affondarla, e il mio volume
Sommergere ne’ flutti ove non giunse
Scandaglio mai.
                    (Musica solenne.)

ARIELE ritorna. Lo seguono ALONSO con atti da
    forsennato, indi GONZALO, SEBASTIANO,
    ANTONIO esso pure con gesti frenetici; finalmente
    ADRIANO e FRANCESCO. Entrati nel cerchio
    magico, descritto prima da Prospero, vi ri-
    mangono immobili per virtù dell’incanto.

                       prospero.
               (dopo averli contemplati).
                           La grave, mäestosa
Musica medicina alla demenza