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Pagina:La tempesta (Shakespeare-Maffei).djvu/123

354 la tempesta.

Note fiutarne. Ho stretto i sensi loro
D’un nodo tal che dietro all’armonia,
Quasi vitelli desiosi al mugghio
Della madre, correan traverso rovi,
Macchie, veprai che ne’ tremuli stinchi
Figgean le acute spine. Alfin gl’immersi
In quel sozzo padul che giace a tergo
Della tua grotta; ed or nella belletta
Fino al mento ingolfati, in vane prove
Sciupano il poco di vigor per trarne
Dal fondo i piedi nel limo impacciati.

                       prospero.
A meraviglia, augello mio! Brev’ora
Serba ancor l’invisibile tua forma.
Vanne, e recami qui gli arredi tutti
Della mia stanza, lusinghevol esca
A pigliar quei predoni....

                        ariele.
                                       In un baleno.
                         (Parte.)

                       prospero.
Un demonio è colui; da’ suoi natali
Un demòn! nè coltura ingentilirne
Può l’indole feroce; io v’ho sprecate
Per sola umanità fatiche e cure;
Tutte, tutte sprecate; e come orrenda
Sempre più colla età la sua figura
Divien, così la trista anima sua
Più sempre incancherisce. ― A tal tormento