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Pagina:La tempesta (Shakespeare-Maffei).djvu/111

342 la tempesta.

                 ferdinando.
Se dovesse un osacolo smentirmi,
Fede, o Signor, non ti torrei.

                  prospero.
                                        Ricevi
Dunque la figlia mia come un presente
Delle mie mani, e come un degno acquisto
Del tuo proprio valor. Ma ben ti guarda
Di corne il fiore virginal, se prima
Tu compiuto non hai ciò che la legge
Del santo rito ti comanda. Il cielo
Non vorrebbe altrimenti i suoi favori
Sul tuo nodo versar, ma l’infecondo
Astio, ma l’ira dai lividi sguardi,
Ma la discordia spargerian di bronchi
Così pungenti il nuzïal tuo letto,
Che grave ed odïoso all’uno e all’altro
Di voi due si farìa. Però da saggio
Modera i sensi tuoi, finchè ti splenda
La face d’Imeneo.

                      ferdinando.
                            Come di giorni
Lieti, di bella prole e d’anni lunghi
Questo dolce amor mio mi dà speranza,
Così l’antro più scuro, il più deserto
Loco, e quanto sapesse il mio maligno
Genio spirarmi ed istigar, giammai
Mi faran l’onor mio nella mollezza
Tanto obbliar, che i puri e sospirati
Gaudj io pregusti di quel di solenne,