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Pagina:La tempesta (Shakespeare-Maffei).djvu/103

334 la tempesta.

Chi mai sono costor?

                      sebastiano.
                              Viventi automi!
Crederò, Signor mio, da questo giorno
Che vi sieno unicorni, e che germogli
Nell’Arabia una pianta ove l’augello
Che rinasce e rimuor s’assida in trono,
E vi regni tutt’ora.

                       antonio.
                             E piena fede
Anch’io vi presterò; chè se qualcuno
Credermi ricusasse, a me si accosti,
E sacramento gli farò che vera,
Verissima è la cosa. Una menzogna
Non fu scritta giammai da chi viaggia,
Sebben certi baccelli accovacciati
Dentro il loro stambugio altro concetto
N’abbiano.

                       gonzalo.
                   Se tal caso al mio ritorno
Narrassi, in tutta Napoli, nessuno
Mel crederebbe; e se dicessi: Io vidi
Tali isolani (e certo abitatori
Dell’isola son questi) urbani assai,
E benchè di deforme e strano aspetto,
Pure e negli atti e nei costumi ammodo
Più che molti de’ nostri.

                       prospero.
                          (da sè).
                                     È ver, buon vecchio;