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Anno X. Sabato, 10 Giugno 1911. Num. 24.


Giornale settimanale per le famiglie

IL BUON CUORE

Organo della SOCIETÀ AMICI DEL BENE

Bollettino dell’Associazione Nazionale per la difesa della fanciullezza abbandonata della Provvidenza Materna, della Provvidenza Baliatica e dell'Opera Pia Catena

E il tesor negato al fasto
Di superbe imbandigioni

Scorra amico all’umil tetto .....

ManzoniLa Risurrezione.

SI PUBBLICA A FAVORE DEI BENEFICATI della Società Amici del bene e dell'Asilo Convitto Infantile dei Ciechi
La nostra carità dev’essere un continuo beneficare, un beneficar tutti senza limite e senza eccezione.
RosminiOpere spirit., pag. 191.

Direzione ed Amministrazione presso la Tipografia Editrice L. F. COGLIATI, Corso Porta Romana, N. 17.




SOMMARIO:


Educazione ed Istruzione. —Domenico Russo. Verdi cristiano — Pietro Calcari. La frivolezza, poesia — Rodolfo Rampoldi. Dopo un anno di regno — A. M. Cornelio. Semplici verità. Alle Donne del Popolo Italiano — Per il cav. avv. Emilio Radius.
Religione. —Vangelo della prima domenica dopo Pentecoste — Per l’Asilo Convitto Luigi Vitali pei bambini ciechi.
Società Amici del bene. —Per il Vicario Apostolico dell’Eritrea.
Notiziario. —Necrologio settimanale — Varietà — Diario ecclesiastico.

Educazione ed Istruzione


VERDI CRISTIANO

Nel 1836, a 27 anni, mal soffrendo di vivere a Busseto una vita angusta e mediocre, Verdi aveva cercato un posto d’organista a Monza. «E tuttavia, egli diceva, la mia natura non è fatta per la musica di chiesa.....» Egli non si sentì inclinato da quella parte che trentasette anni dopo, nel 1873, sotto il peso del dolore per la morte di Alessandro Manzoni.... Così nella terza delle sue conferenze su Giuseppe Verdi, Camillo Bellaigue s’è accinto a discorrere della parte più austera dell’opera di lui: la cronaca religiosa. Alcuni spartiti di carattere sacro, scritti durante il suo tirocinio di Busseto, non contano..., Quando Rossini morì, nel 1868, Verdi dettò un Libera, che doveva fondersi in una messa, scritta da parecchi in collaborazione. Per ragioni materiali la Messa non fu eseguita, ed il Libera restò tra le sue carte. Egli l’esumò, quando la notizia della morte di Alessandro Manzoni venne, fulminea, a risvegliargli nell’animo, un’onda appassionata di religiosità lacrimosa. L’autore dei Promessi Sposi non ebbe mai ammiratore più devoto dell’autore di Rigoletto. «Voi sapete, scriveva Verdi nel 1867, quanto e come io veneri quest’uomo, cui si deve, a mio parere, non soltanto il più gran libro del nostro tempo, ma uno dei più grandi libri che sieno mai usciti da cervello umano....
V’è, sovratutto questo, che quel libro è vero, così vero come la verità. Ah! se gli artisti potessero comprendere una buona volta questo vero, non ci sarebbero più musicisti dell’avvenire e del passato; nè più pittori veristi, realisti, idealisti; nè più poeti classici e romantici; ma poeti veri, pittori veri, musicisti veri.»

Un anno più tardi dopo aver incontrato Manzoni: «Che potrei dirvi, come spiegarvi la sensazione deliziosa, indefinibile, nuova che ha prodotto in me la presenza di questo santo come voi lo chiamate? Mi sarei messo a ginocchio davanti a lui, se si potessero adorare le creature umane.»

Così egli volle onorarlo di là dalla vita. Appena seppe, il 23 maggio 1873, nella sua villetta di S. Agata, che Manzoni era morto, Verdi partecipò al sindaco di Milano il suo desiderio di consacrare una messa di Requiem alla memoria dei grande scrittore. Composta a Parigi, durante l’estate del 1873, l’opera fu eseguita per la prima volta il giorno dell’anniversario funebre, il 22 maggio 1874 a Milano, nella chiesa San Marco.

«Il Requiem un po’ troppo vantato di Mozart, la Messa in si minore di Bach e quella in re di Beethoven, tutte e due ammirevoli, il Requiem gigantesco di Berlioz, costituiscono quattro esemplari ineguali e famosi d’un genere nel quale il Requiem di Verdi non figura senza gloria. Il suo posto, come quello degli altri citati, non è punto in chiesa: tutto concorre ad allontanarnelo di là: le dimensioni, lo sviluppo, il carattere, lo stile, senza parlare dell’elemento orchestrale. So bene, che una chiesa accolse per la prima volta il Requiem in memoria di Manzoni, ma fu anche l’ultima: la sala di concerto parve, subito dopo, luogo più adatto per quella commemorazione patetica e sacra insieme.»

Quando si bada ai caratteri che distinguono la musica «religiosa» dalla musica «di chiesa» si vede che il Requiem verdiano ha tutte le libertà, permesse alla prima ed all’altra vietate. «Una messa di Requiem o soltanto una messa comune offre, accanto alla preghiera e confusa ad essa, un elemento drammatico al quale, nei capilavori citati, un Beethoven, un Bach stesso non rimasero insensibili. Expecto resurrectionem mortuorum! Bach ha cangiato quest’affermazione dogmatica della risurrezione generale in una pittoresca, impressionante visione. Per il movimento ed il colore,