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IL BUON CUORE 165


Educazione ed Istruzione

LEVERRIER, LO SCOPRITORE DI NETTUNO


Uno Scienziato credente


Ricorreva giorni sono il centenario della nascita di Urbano Gian Giuseppe Leverrier, la massima gloria dell’Osservatorio di Parigi, uno fra i maggiori astronomi del secolo XIX, sulla memoria del quale s’intrecciano, mirabilmente, luce di scienza e splendore di fede. Nella piccola corte d’ingresso dell’Osservatorio che fu suo c’è ora una bella statua marmorea che era destinata a una delle piazze della metropoli e che il municipio di Parigi volle invece relegata nel suo santuario. Al Leverrier non bastava di essere stato lo scopritore di Nettuno, di aver custodito e alimentato straordinariamente le gloriose tradizioni dell’astronomia francese: una colpa non perdonabile lo rendeva indegno, secondo gli amministratori parigini, dí sostare nella libera e sonante strada della città moderna e profana: egli era cattolico e cattolico fervente, senza paure, senza infingimenti, con una grande fierezza della sua fede, anzi.

E il Municipio volle relegarlo, eloquentemente, nell’Osservatorio che fu suo e che egli tramutò in santuario di scienza e di fede: nel gabinetto di osservazione e di lavoro, nel quale fino a poco tempo prima aveva studiato e meditato l’Arago, Urbano Leverrier volle porre, religiosamente, il Crocifisso. E due cose egli si compiaceva di additare con orgoglio, nella sua piccola fortezza celeste, il grande telescopio a rifrazione — il migliore del mondo — e l’immagine di Cristo.

Egli succedeva all’Arago, un grande scienziato che non ebbe la fede ma che della fede serbò la nostalgia infinita: prossimo a morire, aveva risposto, a chi gli chiedeva dei supremi destini: — Il problema dell’infinito mi ha sempre spaventato! — ; e quando l’Accademia delle Scienze aveva tentato l’ostracismo contro un altro celebre astronomo, l’Abbadie, accusato,... d’essere cattolico, egli aveva parlato eloquentemente in favore della sua ammissione, affermando che non era competenza degli accademici discutere e valutare le opinioni religiose del candidato: in quanto a me — aveva concluso l’Arago — io invidio coloro che credono!

A questo agnostico succedette un uomo di fede viva, il Leverrier, che doveva illuminare colla sua coscienza cristiana una lunga operosità assidua e vittoriosa.

Leverrier era nato l’11 marzo 1811 in Saint Lò, e dopo gli studi preparatori nel suo paese nativo e poi a Caen, entrava nella Scuola Politecnica di Parigi nel 1831. Sempre fra i primi del suo corso, si distingueva per la svegliatezza dell’ingegno e per la franchezza adamantina del carattere. La sua vocazione all’astronomia si manifestò solo quando accettò di essere ripetitore di questa disciplina nella Scuola Politecnica; ma fin dai primi passi egli si rivelò per un vero genio.
Le sue prime ricerche ebbero per oggetto la stabilità del nostro sistema solare, che egli completando studi anteriori, dimostrò assicurata. Anche il barone Cauchy sommo matematico e cattolico fervente si occupò di questa ricerca, ma sotto un altro aspetto. Si sarebbe detto che l’uno e l’altro cercassero in questa stabilità una prova di una Mente creatrice e ordinatrice. Queste ricerche condussero Leverrier a concepire il disegno di un immenso lavoro, quello della teoria dei pianeti principali, opera alla quale ei consacrò si può dire tutta la sua carriera, giungendo ad innalzare un monumento che forma l’ammirazione degli astronomi, sopratutto ove si rifletta che egli lavorò quasi sempre da solo, perfino nei particolari dei calcoli.

Ma questo grande astronomo è celebre sopratutto per la scoperta del pianeta Nettuno, fatta da lui non col canocchiale, ma coi calcoli. Da un pezzo gli astronomi constatavano che non era possibile elaborare una teoria dell’ultimo dei pianeti allora conosciuti, Urano (scoperto da Guglielmo Herschel) perchè le osservazioni contraddicevano ai dati teorici. Più d’uno sospettava che queste anomalie fossero dovute ad un altro pianeta più lontano da noi e ancora ignoto. Qualcuno aveva cominciate ricerche per tentare di assegnare il posto dove questo perturbatore doveva probabilmente trovarsi. Un giovane astronomo inglese, l’Adams, aveva perfino abbozzati gli elementi dell’orbita di questo pianeta ignoto, ma le sue ricerche erano state accolte con diffidenza e non videro la luce. Finalmente Leverrier il 18 settembre 1846 scriveva all’astronomo tedesco Galle, celebre osservatore di pianeti, indicandogli la posizione dove, secondo lui, avrebbe dovuto trovarsi il pianeta ignoto. Galle il 23 settembre, giorno in cui gli giunse la lettera di Leverrier, rinveniva effettivamente in cielo, nel posto indicato, un nuovo astro dotato di moto proprio, era il lontano pianeta Nettuno. La divergenza fra il luogo teorico di Leverrier e il posto effettivo del pianeta era di solo 52 minuti di arco. Perfino il diametro apparente era vicino a quello indicato da quel profeta dell’astronomia.

Ma la conquista di Nettuno che per la sua singolarità del procedimento matematico valse all’astronomo una rapida e grandissima fama facilmente apprezzabile anche dai profani, non è secondo i competenti — la maggiore conquista assicurata da lui al progresso delle scienze: poichè si deve a lui, al suo eccezionale temperamento di matematico e di lavoratore, la nozione esatta della teorica di tutti i vecchi pianeti.

Fin dal 1839 egli inizia la serie dei computi astronomici col calcolo numerico delle perturbazioni delle orbite planetarie da centomila anni avanti Cristo a centomila anni dopo; negli anni 44-47 dopo le celeberrime indagini attorno ad Urano e la conseguente scoperta di Nettuno, condusse a termine lo studio di alcune comete circolanti intorno al sole tracciandone la storia, per mezzo di calcoli enormi, e delineandone, anticipatamente, il segno delle orbite; nel ’49 annunciò di rivedere tutte le tavole il “progetto gigantesco” di rivedere tutte le tavole planetarie e di rinvenirne i sottili errori che ne alteravano i calcoli: e solo le revisioni matematiche di