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dichiara felice... ». E tuttociò ch’essa sa, fa e conosce le è stato appreso attraverso le dieci dita delle mani di un umile Suora «strade di genio, canali di pazienza e di santità, per andare come un fluido sovrannaturale a spandersi nell’intelligenza di questa massa, di questa compagine vegetante che bisognava scuotere, spietrare, amare, che non era nulla» ed è diventata un essere intelligente e pieno di simpatia umana.

Un’esistenza «come quella di Suor Sainte-Marguerite, ben dice il Lavedan, basta perciò a provare quella di Dio» ed è con emozione mista ad orgoglio che si pensa come essa e le suore che le furono maestre appartenessero a questa nostra miranda razza latina mai stanca di produrre opere e cuori che non possono morire.

Casi come quelli dell’Heurtin e della Keller (giustamente detta da Mark Twain «il più meraviglioso personaggio del secolo XIX dopo il Bonaparte», ma che dall’Heurtin non si distingue se non per un più svegbato ingegno e i mezzi più potenti di coltura di cui potè disporre) sono poi una luminosa conferma della esistenza dello spirito, forza prima ed eterna, deposta in ciascuno di noi prima dello sviluppo della parola, della visione della vita, e della coscienza; addentellato sovrano d’ogni progresso mentale, anche al di fuori delle tre porte sensorie che costituiscono la base della normalità1,

L’Ordine delle Filles de la Sagesse ha fondato oggi uno dei suoi collegi anche in Italia e precisamente a San Giorgio Monferrato. Ne godo assai e per lo sviluppo dell’Ordine e pel bene nostro. L’ultimo censimento fatto ai io febbraio 1901 dava la cifra veramente impressionante di 38,160 ciechi e di 31,267 sordo-muti, e, pur non tenendo conto, come sarebbe stato desiderabile, se tali difetti fossero congeniti o acquisiti, si rilevò dalle schede che vi erano 196 sordo-muto ciechi.

Ora, malgrado il numero sempre maggiore di Istituti speciali, un forte numero di tali infelici viene abbandonato del tutto alla carità pubblica e nessuno si occupa di dare ad essi il mezzo di diventare uomini fra gli uomini2. Non parliamo poi di coloro che hanno la triplice infermità d’essere sordomuto-ciechi, perchè per essi, come è avvenuto ed avviene non solo in Italia ma in Francia ed altrove, non essendo abbastanza diffuso nemmeno fra i medici la conoscenza dei casi più sopra illustrati, ove non restino tutta la vita a carico delle famiglie, vengono senz’altro posti nel reparto tranquilli di qualche manicomio o negli asili degli incurabili. Solo diffondendo libri come quello bellissimo dell’Arnould, si potrà anche in Italia, ai 196 sordo-mutociechi che risultano dalle statistiche, aggiungere tutti

  1. Vedi a questo proposito nel volume dell’Arnould le pagine scritte dal P. Le Guichaoua, su La pensée et rdme che Marie Heurtin, pag. 152 e sgg.
  2. Lodevole al sommo e perciò la coraggiosa propaganda fatta da uomini come Maurice de la Sizeranne, il dott. Riemann e i nostri M. Adriani e Augusto Romagnoli. Vedi specialmente gli scritti di quest’ultimo (ora professore di filosofia al R. Liceo di Massa): Introduzione alla educazione dei ciechi, Bologna, Zanichelli, 1906; e I ciechi non saranno infelici, in Nuova Antologia, 1 luglio 1908.

quelli che vi devono certo essere in più e salvare quelli questi dalle tragiche sentenze senza appello degli uomini di poca fede.

Possa la presenza fra noi delle benemerite Suore della Sagesse indurre chi di ragione a delle indagini più accurate; qualche cuore desolato di madre a delle più fondate speranze!

Possa la conoscenza della miranda opera di Suor Sainte-Médulle, della Mère Saint-Hilaire e della soave rimpianta Suor Sainte.Marguerite convincere chi ancora ne dubita che l’umile carità illuminata della fede di Cristo supplisce spesso alla scienza e la supera. Questo, perchè nessuno avrebbe mai potuto credere che, ove medici insigni avevano dichiarato vano ogni tentativo, delle povere umili Suore sarebbero riuscite a sì mirabili risultati. Ma che è l’amore se non luce di Dio? Che cosa è la vera scienza se non la fede che intuisce e la carità che sfida ogni ostacolo?

Treviso, 31 maggio 1910.

Augusto Michieli.

Un arpista milanese all’estero


Trattasi del distinto nostro professore Luigi Maria Magistretti, il quale in tre mesi di permanenza a Londra, ha ottenuto i più ambiti successi e il plauso generale incondizionato della critica più severa, come risulta dalle seguenti spigolature:

Daily Telegraph, 1° giugno 1910.

«Non è tanto facile poter assistere a un concerto di sola arpa. Ma quando altri possedessero le abilità del sig. Magistretti, non vi sarebbe ragione perchè l’arpa non avesse a figurare nei concerti come qualunque altro istrumento. Il signor Magistretti possiede due attributi indispensabili a un vero musicista: superiorità intellettuale e istinto musicale. Nell’esecuzione dell’Andante dell’abate Rossi, della Toccata di Paradisi, della Gavotte di Bach, non solo rilevò queste caratteristiche, ma mostrò l’alto grado di efficienza tecnica che egli ha raggiunto e che l’arpa richiede. Il Magistretti eseguì pure una prima riduzione per arpa del Jardin sous la pluie del Debussy, una composizione di cui tutti possono rilevare le formidabili difficoltà per la quantità di passaggi cromatici che contiene, e che fu ciò non ostante suonata con un risultato incredibile....».

Times, 1° giugno 1910.

«Il sig. Magistretti suonò la scorsa sera nella Aeolian Hall molti pezzi per arpa sola in modo delizioso e con tecnica perfetta. Fu specialmente ammirato per il gusto con cui interpretò alcuni pezzi originariamente scritti per altri istrumenti. Il programma comprendeva due pezzi per clavicembalo: un Andante e allegro dell’abate Rossi e la Toccata del Paradisi che si adattano assai bene all’arpa, riproducendo i toni caratteristici del clavicembalo in modo sorprendente. Il sig. Magistretti, inoltre, rese con somma delicatezza certe gradazioni di toni, aggiungendo al pezzo grande effetto musicale. La ben nota Gavotte di Bach, scritta per violino, fu eseguita con grande abilità e in modo di non guastare la ritmica energia caratteristica dell’originale. La I Arabesque e