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86 il baretti

Pop. (strìngendo i pugni e pestando i piedi) Siete un villano! Orso 1 Tanghero 1 Mostro!

Sm in. - Comet Che avete detto?

Pop. - Ho detto che siete un orso, un mostro!

Sm in. (indietreggiando). - Di grazia, che diritto.

hvete di insultarmi t Pop. - Sì, vi insulto... E che? Credete forse che vi temat Sm ut. • E voi credete, perchè siete una pootica creatura, di avere il diritto di insultarmi impunemente t Sì t Sul terreno!

Luca - Padroncina... per pietà... un bicchier d’acqua!

Pop. - E voi credete...

Sm ir. - Battiamoci!

Pop. - Perchè avete dei solidi pugni ed un collo di toro, pensate che io vi temat Ehi Mascalzone!

Sm ir. - Sul terreno! Non permetto ad alcuno d’insultarmi e non m’interessa cho voi siate una donna, una creatura debolo.

Pop. (sforzandosi di gridare). • Orso! Orso!

Orso!

Smir. - E’ tempo di liberarsi dal pregiudizio che i soli uomini debbano dar soddisfazione delle offese! Uguaglianza di diritti, che il diavolo vi porti! Sul terrenoI Pop. Volete battervi? Favoritei Smir. • In questo stesso momento!

Pop. - Tu questo stesso momento! Mio marito lasciò le pistole... le prenderò... (rapida-’ mente s’avvia, poi si volta). Con quale delizia pianterò una palla nella vostra fronte di rame! Cho il diavolo vi porti (esce) I Smir. - La colpirò come un pulcino! Non sono un ragazzo nè un cagnolino sentimentale, per me non esistono le creature deboli!

Luca. - Signore, padrone... (si pone in ginocchio) Fammi questa grazia, abbi pietà della mia vecchiezza, vattene! Mi hai spaventato a morte e ancora ti prepari a batterti!

Smir. (sema ascoltarlo). - Battersi, ecco l’uguaglianza di diritti, l’emancipazione! Qui entrambi uguali nel campo! La colpirò sin dall’inizio! Ma quale donna! (s’infuria) «Che il diavolo vi porti... pianterò una (Mila nella vostra fronte di rame...» Arrossivi, gli occhi scintillavano... Ila accettato la sfida! Parola d’onore, per la prima volta nella vita, vedo una tale...

Luca. - Signore, vatteno. Fa ch’io preghi per te Dio eternamente!

Smir. - Questa è una donna! Capisco! Una vera donna! Non un frutto acido, non una polentina d’orzo, ma fuoco, polvere, razzi!

E quasi peccato ucciderla I Luca (piange). - Signore... (ladrone, vatteno!

Smir. - Veramente mi piace! Veramente! Malgrado il modo di pensare, malgrado le fossette alle guancie, mi piace! Sarei pronto persino a perdonarle il debito e... e la malignità passata... Una donna meravigliosa!

SCENA QUARTA Smirnov, Luca c Popova.

Pop. (entra con le pistole). - Ecco le pistole...

Ma prima che ci battiamo, favorite insegnarmi come pi spara... Non ho mai usato una pistola.

Luca. • Ci salvi il Signore ed abbia pietà...

Vado a cercare il giardiniere ed il cocchiere...

Donde c’ò caduta sulla testa questa disgrazia? (ej*cr).

Smir. (Guarda le pistole) - Vedete, vi sono diversi generi di pistole... Vi sono piatolo speciali per i duelli, le Mortimer a capsula.

Le vostre sono di marca Smith e. Vesson con carica tripla. Pistole bellissimo! Valgono non meno di venti rubli l’una.., H revolver si deve tenero così... (a parte) Che occhi, cho occhi! E’ una donna che infiamma!

Pop. • Cosi...

Smir. - Sì cosi... Orsù, alzate il cane.., ecco, 006Ì, mirate... La testa un pooo indietro!

Tendete il braccio, quanto potete... SI, così... Poi con questo dito premete il grilletto ed ecco fatto... E* importante non irritarsi e mirare senza fretta... Badato che non vi tremi la niano.

Pop. - Sta bene... Nelle stanze è disagevole battersi, Andiamo in giardino.

Smir. • Andiamo. Solo vi prevengo che sparerò in aria.

Pop. - E anche questo! Ma perchè?

Smir. - Perchè... perchè... è affare mio perchè!

Pop. - Avete paura! Sì? A-a-ah! No, signore, voi non fuggirete! Favorito venire con me!

lo non avrò pace finché non colpirò la vostra fronte, sì, questA fronte che tanto odio! Avete paura?

Smir. - Sì, ho paura.

Pop. - Mentite’ Perchè non volete battervi?

Smir. - Perchè... perchè voi... mi piacete.

Pop. (ride malignamente). - Gli piaccio1 Osa dire che gli piaccio! (indirà la porta) Potete»

andare x (Smirnov, tacendo, depone il revolver, prende il cappello e si muove per nudarsene.’, presso Iti porta s’nrrcSta. Ver messo minato, entrambi, tacendo, guardano Van verso Poltro).

Smir. (timidamente avvicinandosi n Popova).

- Ascoltate... Voi siete ancora irritata.. Io pure mi sono diabolicamente irritato, ma voi comprendete... come esprimermi... Il fatto è che, vedete, una storia di questo genere, A dire il vero... (grida) Ebbene sono forse colpevole perchè voi mi piacete? (afferra per la spalliera una sedia, la sedia scricchiola e si rompe) Il diavolo sa che mobili fragili avete! Voi mi pi Aceto! Comprendete?

Io... io sono quasi innamorato!

Pop. - Allontanatevi da me, io vi odio!

Smir. - Dio che donna! Non ho mai visto nulla di simile* Sono caduto! Mi sono perduto I Son caduto nella trappola come un topo 1 Pop. - Andatevene o io vi ucciderò!

Smir. - Uccidetemi! Voi non potete comprendere quale felicità sia morire sotto gli sguardi di questi meravigliosi occhi, esser uccisi dal revolver che tieno quella piccola vellutata manina.. Sono uscito di senno!

Pensate e decidete subito, perchè se esco di qua, non ci rivedremo mai più! Decidete...

sono un gentiluomo, un uomo per bene, ho diecimila rubli aH’auno di rendita... ho degli eccellenti cavalli... volete essere min moglie?

Pop. (turbata, agita il revolver). - Battiamoci!

Sul terreno!

Smir. - Sono uscito di senno!... Non comprendo più nulla... (grida) Cameriere, un bicchier d’acqua!

Pop. (grida) - Sul terreno!

Smir. - Sono uscito di senno, mi sono innamorato come un ragazzino, come un sciocco!

(V uff erra per una mano, essa grida per il dolore) Io vi amo! (aule in ginocchio) Vi amo, come mai non ho amato! Dodici donne ho abbandonate, nove hanno abbandonato me, ma non ne ho amato alcuna come amo voi...

ho perduto le forze... sono qui in ginocchio, come uno sciocco © vi offro la mia mano...

Vergogna, ignominia! Ora mi trovo compromesso come voi neanche potete immaginare!

Da cinque anni non m’ero innamorato, me n’ero fatto un giuramento, e adesso in un attimo sono rimasto imprigionato, come una stanga in un calesse estraneo! Vi offro lamia mano! Sì, o no? Non volcto? Non occorro! (si al sa l’rapidamente cammina verso la porta).

Pop. - Fermativi..

Smir (si ferma) - Ebbene?

Pop. - Nulla, andatevene... Anzi, formatovi..

No, andato, andate! Io vi odio! Oh no.

Non andate! Ah, so sapeste come sono nervosa, come sono nervosa! (getta sulla tavola il revolver) Mi sono gonfiate 1© dita per questo oggetto orribile... (morde nervosamente il fazzoletto) Che attendete? Andatevene!

Smir. - Addio!

Pop. - Sì, sì, andate!... (grida) Dove siete, formatevi!..

attendete. Ah, clic nervi! Non avvicinatevi.non avvicinatovi!

Smir. (avvicinandosi a lei) - Come sono irritato con me stesso! Mi sono innamorato come un collegiale, mi son messo in ginocchio...

Mi sento rabbrividire... (rudemente) Io vi amo! Era necessario che mi innamorassi di voi * Domani, pagare gli interessi, cominciare la fienagione c qui voi... (l’nffe.rra alla vita) Mai vi permetterò questo...

Pop - Allontanatevi! Indietro le mani! To vi... odio! Sul te-tcrreno! (bacio prolungato).

(Gli stessi: Luca coll’ascia, il giardiniere col rastrello, il cocchiere con la forca e operai armati ih bastoni).

Luca (vedendo la coppia che si bacia) - Padrona! (/musa) Pop. (abbassando gli orchi). - Luca, dirai giù in scuderia, che oggi non diano l’avena a Tobi.

(Sipario).

A. CECOF.

Prima traduzione diretta dal russo di Piero Godetti.

G. B. PARAVIA & C.

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Lirica russa contemporanea11* Serghiej Essenin:

Odi: vola la alit.t.a, odi: la slitta vola E’ bello con l’amata perdersi in mozzo ai campi.

Il venticello allegro è timido o impacciato per la pianura n uda il sonagliuo rotola.

Ehi, tu, mia slitta, slitta! Cavai tu mio lionato!

Laggiù su la radura l’acero ebro danza.

A lui ci accosteremo. Domanderem: che c’è?

E danzeremo al suono dell’organetto in tre.

Michail Golodnyj (Michele l’affamalo) Tra il mal freddo e caligine m’appar sempre, m’appar sempre il lontan fumoso sguardo tuo, sommerso nelle ciglia.

Il silenzio negli spazi, nella morta lor quiete, dorme, e tu mi sorgi innnnzi un abbraccio ancor per darmi.

Da un estremo all’altro neve:

io vengo a te, diletta!

Nella bianca q lieto il mondo s’addormì: sovra il suo sfarzo, per pianure irrigidite, verrò a te, senza rumore.

Passerò della bufera per l’urlìo, pel buio orrendo «• il sol mite, per cantare te. mia amica, fino all’ultimo.

Ne.vc. E il cielo in alto è vuoto.

A tc vengo. Aspetta un poco!...

V. Nassedkin:

AUTUNNO D’un zingaresco scialle avvolto è il mio giardino, ed in tristezza gialla ne pendono i brandelli.

E’ come se dal Gange, dalla patria antica, sorta fosse una zingara con I’amaia chitarra.

Esili corde, i rami del mio giardino un canto, come lontani rivi, intouaron nel vento.

Non s’odon le parole, non sou chiari i pensieri.

Ma nel giardin le giallo chiazze non furon vane.

Rimembrai senza fremito, con mestizia e conforto, cho all’autunno assomiglia del passato l’aspetto.

All’.ingiallito autunno, alla purpurea riva, donde con noi portiamo hi gioia e le ferite...

O. Mocialova:

DOLORE S’accalcarono spalla contro spalla, avidi dell’altrui disgrazia, a guardare il cavallo sventrato dal treno.

Una piccola ragazzuccia stupefatta sbirciava una pozza di rossa tinta. Una grossa ciana respirava affannosa in faccia al marito.

Passò un giovane con una fanciulla, sostando appena al passaggio a livello Già per un altro treno aveva cigolato la barriera verde.

Facevansi indifferenti i volti.

I euori chiedeva» di uscire dalla prigionia nei campi, dove, sulla freschezza dell’erba, tutto è mite e oblioso.

A ognuno il suo. E’ d’aiutar non c’è modo.

La venie stolluccia del semaforo Vede che ninna parola può scacciare il dolore del vetturale.

Dal fiume spirò frescura e umidità.

L’orizzonte s’imbcwc «li saporoso azzurro.

E si mise a parlare, sdegnandosi e lagnandosi, il naso contro j>er la manica turchina, «lotte in pianto por la pena crudele, reggendo lo allentate redini cupo, obeso, balbuziente Fokin il vetturale.

(Versioni di Alfredo Pou.edro).

(I) Dalla Rivista Krdssnaìa.Vov. di Mosca uovembre 1925.

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