Pagina:Iacopone da Todi – Le Laude, 1930 – BEIC 1854317.djvu/248


XCIX

Condizione del perpetuo amore

L’amor ch’ è consumato — nullo prezzo non guarda,
2 né per pena non tarda — d’amar co fo amato.
Consumato l’amore, — si va pene cercando:
se ama sé dilettando, — sta penoso;
e con grande fervore — el diletto dá bando,
per viver tormentando — angoscioso.
Allora sta gioioso — e sé conosce amare,
8 se fugge el delettare — e sta en croce chiavato.
Servo che prezzo prende, — ch’ama sempre diletto,
si porta nell’affetto — pagamento;
per lo prezzo vendere — lo prezzo, gli è difetto:
non è anco perfetto — lo stormento.
Se amor non fo tormento, — si non fo virtuoso;
14 né sirá glorioso, — se non fo tormentato.
L’amor vero, liale, — odia sé per natura,
vedendosi mesura — terminata:
perché puro, leale — non ama creatura,
né se veste figura — mesurata.
Caritá increata — ad sé lo fa salire,
20 e falli partorire — figlio d’amor beato.
Questo figlio che nasce, — è amor piú verace,
de onne virtú capace — copiosa:
dove l’anima pasce — fuoco d’amor penace,
notificasi de pace — gloriosa.
E sta sempre gioiosa — e si ’namora tanto,
26 che non potrebbe el quanto — esser considerato.