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Tua profonda basseza — si alto è sublimata,
en sedia collocata — con Dio sempre regnare.
En quella somma alteza — en tanto se’ abissata,
che giá non è trovata — ed en sé non appare.
E questo è tal montare — onde scendi, e salire:
212chi non l’ha per sentire, — giá non è entendetore.
Riccheza che possedi — quando hai tutto perduto,
giá non fo mai veduto — questo simel baratto.
O luce che concedi — defetto essere aiuto,
avendo posseduto — virtú fuor de suo atto,
questo è novel contratto, — ove vita s’enferma,
218enfermando se ferma, — cade e cresce en vigore.
Defetti fai profetti, — tal luce teco porti,
e tutto si aramorti — ciò che puoi contradire.
Tuoi beni son perfetti — tutti altri si son torti:
per te si vivon morti, — gl’infermi fai guarire.
Perché sai envenire — nel tosco medicina,
224fermeza en gran ruina, — en tenebre splendore.
Te posso dir giardino — d’ogne fiore adornato,
dove si sta piantato — l’arbore de la vita.
Tu se’ lume divino, — da tenebre purgato,
ben tanto confermato — che non pati ferita.
E, perché se’ unita — tutta con veritate,
230nulla varietate — ti muta per timore.
Mai trasformazione — perfetta non può fare
né senza te regnare — amor, quanto sia forte.
Ad sua possessione — non può virtú menare
né mente contemplare, — se de te non ha sorte.
Mai non si serran porte — a la tua signoria:
236grande è tua baronia, — star co l’emperadore.
De Cristo fusti donna — e de tutti gli santi,
regnar con doni tanti, — con luce tutta pura.
Però pregam Madonna — ched essa si n’amanti,
davanti a lei far canti, — amar senza fallura.
Veder senza figura — la somma veritate
242con la nichilitate — del nostro pover core.