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Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/726

720 I PROMESSI SPOSI

nè quella violenza di sintomi; ma febbriciattole, intermittenti la maggior parte, con al più qualche piccol bubbone scolorito, che si curava come un fignolo ordinario. Già l’aspetto del paese compariva mutato; i rimasti vivi cominciavano a uscir fuori, a contarsi tra loro, a farsi a vicenda condoglianze e congratulazioni. Si parlava già di ravviare i lavori: i padroni pensavano già a cercare e a caparrare operai, e in quell’arti principalmente dove il numero n’era stato scarso anche prima del contagio, com’era quella della seta. Renzo, senza fare il lezioso, promise (salve però le debite approvazioni) al cugino di rimettersi al lavoro, quando verrebbe accompagnato, a stabilirsi in paese. S’occupò intanto de’ preparativi più necessari: trovò una casa più grande; cosa divenuta pur troppo facile e poco costosa; e la fornì di mobili e d’attrezzi, intaccando questa volta il tesoro, ma senza farci un gran buco, chè tutto era a buon mercato, essendoci molta più roba che gente che la comprassero.

Dopo non so quanti giorni, ritornò al paese nativo, che trovò ancor più notabilmente cambiato in bene. Trottò subito a Pasturo; trovò Agnese rincoraggita affatto, e disposta a ritornare a casa quando si fosse; di maniera che ce la condusse lui: nè diremo quali fossero i loro sentimenti, quali le parole, al rivedere insieme que’ luoghi.

Agnese trovò ogni cosa come l’aveva lasciata. Sicchè non potè far a meno di non dire che, questa volta, trattandosi d’una povera vedova e d’una povera fanciulla, avevan fatto la guardia gli angioli.

“E l’altra volta,” soggiungeva, “che si sarebbe creduto che il Signore guardasse altrove, e non pensasse a noi, giacchè lasciava portar via il povero fatto nostro; ecco che ha fatto vedere il contrario, perchè m’ha mandato da un’altra parte di bei danari, con cui ho potuto rimettere ogni cosa. Dico ogni cosa, e non dico bene; perchè il corredo di Lucia che coloro avevan portato via bell’e nuovo, insieme col resto, quello mancava ancora; ma ecco che ora ci viene da un’altra parte. Chi m’avesse detto, quando io m’arrapinavo tanto a allestir quell’altro: tu credi di lavorar per Lucia: eh povera donna! lavori per chi non sai: sa il cielo, questa tela, questi panni, a che sorte di creature anderanno indosso: quelli per Lucia, il corredo davvero che ha da servire per lei, ci penserà un’anima buona, la quale tu non sai nè anche che la sia in questo mondo.”

Il primo pensiero d’Agnese fu quello di preparare nella sua povera