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Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/578

572 I PROMESSI SPOSI

offrirle la mia casa in miglior occasione; ma, a ogni modo, son ben contento di poterle esser utile in qualche cosa.

“Confidato nella gran bontà di vossignoria illustrissima,” rispose don Abbondio, “mi son preso l’ardire di venire, in queste triste circostanze, a incomodarla: e, come vede vossignoria illustrissima, mi son preso anche la libertà di menar compagnia. Questa è la mia governante...”

“Benvenuta,” disse l’innominato.

“E questa,” continuò don Abbondio, “è una donna a cui vossignoria ha già fatto del bene: la madre di quella... di quella...”

“Di Lucia,” disse Agnese.

“Di Lucia!” esclamò l’innominato, voltandosi, con la testa bassa, ad Agnese. “Del bene, io! Dio immortale! Voi, mi fate del bene, a venir qui... da me... in questa casa. Siate la benvenuta. Voi ci portate la benedizione.”


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“Oh giusto!” disse Agnese: “vengo a incomodarla. Anzi,” continuò, avvicinandosegli all’orecchio, “ho anche a ringraziarla...”