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Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/577


CAPITOLO XXX. 571


Alla Malanotte, trovarono un altro picchetto d’armati, ai quali don Abbondio fece una scappellata, dicendo intanto tra sé: — ohimè, ohimè: son proprio venuto in un accampamento! — Qui il baroccio si fermò; ne scesero; don Abbondio pagò in fretta, e licenziò il condottiere; e s’incamminò con le due compagne per la salita, senza far parola. La vista di que’ luoghi gli andava risvegliando nella fantasia, e mescolando all’angosce presenti, la rimembranza di quelle che vi aveva sofferte l’altra volta. E Agnese, la quale non gli aveva mai visti que’ luoghi, e se n’era fatta in mente una pittura fantastica che le si rappresentava ogni volta che pensava al viaggio spaventoso di Lucia, vedendoli ora quali eran davvero, provava come un nuovo e più vivo sentimento di quelle crudeli memorie. “Oh signor curato!” esclamò: “a pensare che la mia povera Lucia è passata per questa strada!”

“Volete stare zitta? donna senza giudizio!” le gridò in un orecchio don Abbondio: “son discorsi codesti da farsi qui? Non sapete che siamo in casa sua? Fortuna che ora nessun vi sente; ma se parlate in questa maniera...”

“Oh!” disse Agnese: “ ora che è santo...!”

“State zitta,” le replicò don Abbondio: “credete voi che ai santi si possa dire, senza riguardo, tutto ciò che passa per la mente? Pensate piuttosto a ringraziarlo del bene che v’ha fatto.”

“Oh! per questo, ci avevo già pensato: che crede che non le sappia un pochino le creanze?”

“La creanza è di non dir le cose che posson dispiacere, specialmente a chi non è avvezzo a sentirne. E intendetela bene tutt’e due, che qui non è luogo da far pettegolezzi, e da dir tutto quello che vi può venire in testa. E casa d’un gran signore, già lo sapete: vedete che compagnia c’è d’intorno: ci vien gente di tutte le sorte; sicché, giudizio, se potete: pesar le parole, e soprattutto dirne poche, e solo quando c’è necessità: ché a stare zitti non si sbaglia mai.”

“Fa peggio lei con tutte codeste sue...” riprendeva Perpetua.

Ma: “zitta!” gridò sottovoce don Abbondio, e insieme si levò il cappello in fretta, e fece un profondo inchino: ché, guardando in su, aveva visto l’innominato scender verso di loro. Anche questo aveva visto e riconosciuto don Abbondio; e affrettava il passo per andargli incontro.

“Signor curato,” disse, quando gli fu vicino, “avrei voluto