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Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/472

466 I PROMESSI SPOSI

dietro, alla rinfusa. Il curato badava a dire: “ via, indietro, ritiratevi; ma! ma! ” Federigo gli diceva: “ lasciateli fare, ” e andava avanti, ora alzando la mano a benedir la gente, ora abbassandola ad accarezzare i ragazzi che gli venivan tra’ piedi. Così arrivarono alla casa, e c’entrarono: la folla rimase ammontata al di fuori. Ma nella folla si trovava anche il sarto, il quale era andato dietro come gli altri, con gli occhi fissi e con la bocca aperta, non sapendo dove si riuscirebbe. Quando vide quel dove inaspettato, si fece far largo, pensate con che strepito, gridando e rigridando: “ lasciate passare chi ha da passare; ” e entrò.


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Agnese e Lucia sentirono un ronzìo crescente nella strada; mentre pensavano cosa potesse essere, videro l’uscio spalancarsi, e comparire il porporato col parroco.

“ È quella? ” domandò il primo al secondo; e, a un cenno affermativo, andò verso Lucia, ch’era rimasta lì con la madre, tutt’e due immobili e mute dalla sorpresa e dalla vergogna. Ma il tono di quella voce, l’aspetto, il contegno, e soprattutto le parole di Federigo l’ebbero subito rianimate. “ Povera giovine, ” cominciò: “ Dio ha permesso che foste messa a una gran prova; ma v’ha anche fatto vedere