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Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/406

400 I PROMESSI SPOSI


“ Oh mi liberi ora, subito.... ”

“ Domattina ci rivedremo, vi dico. Via, intanto fatevi coraggio. Riposate. Dovete aver bisogno di mangiare. Ora ve ne porteranno. ”

“ No, no; io moio se alcuno entra qui: io moio. Mi conduca lei in chiesa.... que’ passi Dio glieli conterà. ”

“ Verrà una donna a portarvi da mangiare, ” disse l’innominato; e dettolo, rimase stupito anche lui che gli fosse venuto in mente un tal ripiego, e che gli fosse nato il bisogno di cercarne uno, per rassicurare una donnicciola.

“ E tu, ” riprese poi subito, voltandosi alla vecchia, “ falle coraggio che mangi; mettila a dormire in questo letto: e se ti vuole in compagnia, bene; altrimenti, tu puoi ben dormire una notte in terra. Falle coraggio, ti dico; tienla allegra. E che non abbia a lamentarsi di te! ”

Così detto, si mosse rapidamente verso l’uscio. Lucia s’alzò e corse per trattenerlo, e rinnovare la sua preghiera; ma era sparito.

“ Oh povera me! Chiudete, chiudete subito. ” E sentito ch’ebbe accostare i battenti e scorrere il paletto, tornò a rannicchiarsi nel suo cantuccio. “ Oh povera me! ” esclamò di nuovo singhiozzando: “ chi pregherò ora? Dove sono? Ditemi voi, ditemi per carità, chi è quel signore.... quello che m’ha parlato? ”

“ Chi è, eh? chi è? Volete ch’io ve lo dica. Aspetta ch’io te lo dica.


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