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Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/98

92 memorie inutili


— Mio signore — diss’io, — quand’anche fosse vero, ch’è ben lontano dal vero, quel suo ch’io «posso» e ch’io «devo» sospendere e sbandire per sempre la mia commedia dal teatro per quelle ragioni che forse saranno vere ma che sono assai tarde, ch’Ella adduce con tanta franchezza, nessuno potrebbe levare dalla pubblica opinione, ne’ casi suoi e miei, che la mia commedia fosse stata sospesa e sbandita da’ tribunali di giustizia come rea dal canto mio d’un attentato di quella puerile vendetta ch’Ella con troppa facilitá ha creduta e che colle sue mosse, le sue inquietezze, le sue visioni e i suoi discorsi ha fatto credere a molti, facendo corpo d’un’ombra vana, armando i di lei possenti nimici che si divertono sopra le sue sventure, che le coltivano e risvegliano la sozza industria venale di alcuni comici. Rimarrei con una taccia nella mia patria d’aver fatta un’azione inonesta di cui sono assolutamente incapace e di cui con mio sommo rammarico Ella ha fissato il contrario.

A queste parole l’energumeno non mi diè campo di proseguire, e credendo o piuttosto fingendo di credere che questo solo sentimento di delicatezza mi trattenesse dal sottomettermi ai suo sconnesso «strettoio» e al suo ch’io «poteva e doveva fermare la commedia dal mai piú comparire in sul teatro», si pose con un entusiasmo di apparente letizia a gridare: — Signor conte, Ella abbandoni il suo dubbio. Sarò io il primo a suonare la tromba per la cittá e ad esclamare ch’io riconosco dal suo bell’animo e dalla sua generositá soltanto il favore.

Lessi nel suo cuore a questa esclamazione ch’egli credeva d’essere a fronte d’un uomo giudicato da lui ipocrita, a cui premesse solo di preservarsi un buon nome nella societá senza meritarlo.

— Si calmi, signore — diss’io con tutta la flemma; indi seguendo: — Averei forza di spirito bastante di sofferire la mortificazione de’ falsi giudizi del pubblico a mio svantaggio, tanto è grande e tanto mi penetra la compassione ch’io sento de’ casi suoi da me contemplati come un vero afflittivo martirio; ma se vorrá esaminare e riflettere con giustizia alla serie de’ casi avvenuti ed alle circostanze dalle quali è circondata la riproduzione