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Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/93


parte seconda - capitolo xxxvi 87


Seguí ch’egli aveva cercato di fare sforzatamente la sua corte a delle gran dame le quali avevano facoltá sul cuore de’ Grandi con lui esacerbati, per tentare di disarmarli e farseli benevoli; ma che aveva trovate coteste dame tanto indiscrete, tanto stravaganti, tanto pazze, tanto insoffribili, tanto eccetera eccetera eccetera, che s’era da quelle allontanato disgustandole per necessitá.

— In quanti labirinti d’imbrogli — dissi tra me per non interromperlo — entra per un bisogno dell’ambizione quest’uomo che vuol grandeggiare nel secolo, che si picca d’ingegno, d’industria, d’attivitá, che non sa nemmeno schermirsi da poche false parole d’una femminetta teatrale e che piantato sopra una falsa base si va ravviluppando con de’ raggiri per incespicare e cadere d’abisso in abisso. Beata — diceva io basso — la tenuitá del mio stato, la mia ritiratezza, il mio non cercare uffízi.

Avrei dovuto porre la lancia in resta per l’onore delle dame brutalmente dilapidato, ma aveva a fronte un amico nel Maffei da rispettarsi e un delirante che non voleva essere interrotto; e un’azione da paladino poteva avere un pessimo fine.

Per scemare possibilmente il lago de’ suoi periodi i quali mi avevano presso che affogato, passerò a dire ch’egli fece una descrizione commovitrice del caso in cui si trovava per cagione, diss’egli, della mia commedia, senza mai voler confessare per causa della di lui sconsigliata direzione.

Dipinse se medesimo assai bene tragicomicamente, che togato passando per le vie e nella piazza, della canaglia personificata, levandosi dalle botteghe e affollandosi, lo additava sghignazzando per il secretario posto in ridicolo nella commedia delle Droghe d’amore. A questo passo lo vidi contorcersi, agitarsi e schizzare dagli occhi qualche lagrima.

Poteva forse esservi della caricatura istrionica rettorica in questa esposizione, ma lunge io da quel dannato trionfo e da quella vendetta abborriti, non mai voluti dall’animo mio, ma ch’egli pertinacemente, oltre ad ogni esempio, senza proposito, a dispetto della veritá, d’ogni onestá e affascinato da una attrice, aveva fissato che fossero in me, il mio cuore conturbato al suo pianto costrinse gli occhi miei a versare delle lagrime