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Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/250

244 memorie inutili

molto belletto, che m’accolse con abbondanza di cortesia e che nel dirmi le necessitá del casino intrecciava con frequenza un «ben mio», un’«anima mia», un «viscere mie».

Osservando io piú l’alloggio che la signora, vidi che essendo solo con poca servitú, spendendo qualche somma di ducati averei potuto ridurlo un comodo asilo per me e levarmi dalla lontananza della contrada di San Cassiano.

Dissi dunque con civiltá alla mia pigionale imbellettata che la casa in vero aveva bisogno di moltissime fatture e ch’ero dispostissimo a ordinarle, perché voleva abitarla io.

Le melate parole del «ben mio», «anima mia» e «viscere mie» si cambiarono in «cospetti», in «sangui», in minacce e in giurare che non sarebbe giammai uscita da quelle pareti.

Le dissi con flemma ch’io non era indiscreto e ch’ella si prendesse un tempo di alcune settimane a sloggiare, perch’ella non aveva affittanza da me, ma la aveva soltanto da chi non aveva alcuna facoltá di sostituire pigionali, e che finalmente la casa era mia e voleva abitarla io.

Si sa che nelle mie disposizioni non ho trovata facilitá giammai. Ebbi qualche controversia, ma infine, comperando alcuni mobili logori e sdrusciti da quella ninfa di Cocito per quel prezzo ch’ella ha voluto, ebbi libera la mia casa.

Spesi circa mille ducati a ridurla decente, e pigionando la casa lontana, abitai quattordici anni nel mio casino ristaurato.

Abiterei ancora in quello, se non mi giugneva una lettera di mio fratello Almorò col seguente tenore: — Che stanco egli di abitare nel Friuli, essendo rimasto vedovo con una figliuola ed un figliuolo, volendo mandare a Padova agli studi cotesto suo maschio per far d’esso un dottore e avviarlo a qualche esercizio, desiderava di venire a Venezia ad abitare con me.

Siccome amai sempre i fratelli miei, condiscesi a questa sua ottima brama, e non essendo il mio picciolo nido capace per tutti, l’abbandonai e presi insieme col detto mio fratello un’abitazione maggiore nella contrada di San Benedetto.

Vidi giugnere il fratello, che da molti anni non vedeva, fatto piú vecchio, com’egli avrá veduto fatto piú vecchio me, e