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Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/208

202 memorie inutili

sinceritá in quanto Ella mi credesse capace di servirla nella sua funesta circostanza.

Ella raddoppiò il suo pianto e, senza mai levare gli occhi a me, rispose: — Io non merito nulla da lei... — Un pianto maggiore e de’ singulti le impedirono di proseguire.

Il mio cuore era intenerito, ma la ragione o la crudeltá lo soccorse; e fatti alquanti de’ consueti riflessi morali che si fanno all’occasione de’ morti, rinnovellando le mie esibizioni, sono partito col prete.

Era scorso ben un mese ch’io non la vedeva, né voleva vederla, per le mie austere riflessioni e per fuggire i pericoli del mio cuore lacerato e combattuto spesso dalle soavi reminiscenze de’ momenti felici.

Aveva dato a una sartorella da fare un mio farsettino, e incontrata cotesta sartorella per la via, ella mi disse che aveva perduta la misura, pregandomi che quella sera nell’andar io a casa andassi da lei per ripigliare quella misura.

V’andai, ed ella mi accennò di entrare in una camera, in cui entrato vidi con sorpresa la mia tiranna vestita d’un raso nero da lutto. Assolutamente Andromaca vedova d’Ettore era men bella di quella vedovetta.

Ella si levò da sedere dicendomi: — Conosco la sua ragionevole sorpresa sull’audacia ch’ebbi di ordire un momento di poter essere con lei. Titubai se dovessi o non dovessi riferirle una cosa. Finalmente credei di mancare se non gliela dicessi.

Un mercante onorato mi esibisce di sposarmi. Lei sa ciò che le ho detto riguardo a mio padre, che pur troppo si affaccenda per strascinarmi appresso di lui colle mie poche facoltá. Cercai questo momento soltanto per poterle giurare sopra a quanto v’è di piú sacro che non v’è fortuna ch’io non rifiutassi per aver quella di morire nel seno d’un amico com’Ella è. So d’essermi demeritata questa fortuna, non saprei dir come e non saprei di chi sia stata la colpa. Non voglio offendere lei né l’artifizioso di lei amico, e voglio essere io sola la colpevole. Ella accetti almeno il mio sincero giuramento e m’abbandoni poi ne’ miei rimorsi afflittivi. — Detto ciò si pose a sedere piangendo.