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Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/206

200 memorie inutili


La mattina per tempo l’amico se ne usci di casa, e ad ora del pranzo venne a dirmi con del stupore che la biondina era una tigre spietata e che con tutti i di lui tentativi artifiziosi non aveva potuto espugnarla. — Ella può ringraziare il cielo — segui egli — che devo partire questa sera. Sono impuntigliato con quella pudica pettegola. Vorrei che non passassero due giorni all’espugnazione e a renderla mia vittima. — Egli partí ed io rimasi roso l’animo dal mio tormento.

Aveva giá fissato di non voler piú vedere colei ch’era stata la mia delizia per il corso d’un anno intero. Si affacciavano poscia agli occhi della mia mente la sua bella effigie, le sue tenerezze, i suoi trasporti, i suoi vezzi, i momenti soavi reciprochi, i pudori, la sua virtú. Il mio cuore s’ammolliva e cominciava a desiderare di sollevarsi col caricarla di rimproveri.

L’immagine dell’atto nefando in cui ella era caduta, posso dire alla mia presenza, veniva in mio soccorso e m’induceva quasi ad odiarla.

Erano scorsi ben dieci giorni che il mio spirito combattendo distruggeva la mia carne, e tuttavia aveva io fuggita ogni occasione di vedere la causa del mio martirio, quando vidi volare per la mia finestra la solita carta legata al sassolino. La raccolsi senza lasciarmi vedere. La lessi, ed ecco il contenuto di quel foglio che, tra i molti altri fogli che ho dati alle fiamme, non ebbi mai cuore di ardere per la nuova e bizzarra giustificazione ch’egli contiene. Salva qualche correzione d’ortografia, egli è l’originale.

Hai ragione, il mio errore non merita perdono. Non pretendo d’averlo espurgato con dieci giorni di lagrime ch’io spargo. Queste mie lagrime sono giustificate dal caso in cui si trova mio marito, giunto da Padova e ridotto agli ultimi estremi della sua vita. Tu vedi che il mio pianto può essere interpretato per ragionevole da chi lo vede. Ah, fosse il mio pianto tutto per il povero mio marito agonizzante! Non posso dirlo, ed ecco in me un doppio delitto che mi fa odiare me stessa.

Tu hai per amico un dimonio che m’ha sbalordita; egli mi fece credere d’essere tanto tuo amico che farei a te un affronto se