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Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/195


parte seconda - capitolo xlix 189

tutto il suo patrimonio ne’ vizi. Non avendo modo di dotare le figlie die’ in moglie la mia sorella maggiore ad un mercante di biade. Un assai agiato commerciante, in etá di cinquant’anni circa, s’è invaghito di me, e mio padre me gli concesse per moglie senza un soldo di dote. Aveva io in quel tempo quindici anni, e sono due anni che sono moglie d’un marito, il quale, salva l’austeritá dell’antico costume, è ottimo uomo, mi fa vivere nella dovizia e m’idolatra.

Io sapeva benissimo chi era quel conte suo padre desolato da’ vizi, e tal quale ella me lo aveva dipinto.

— E in due anni che sei maritata — diss’io — non facesti mai figli?

Parve che la giovane sentisse con dispiacere questa ricerca. IL suo viso si fece color di rosa arrossendo, e rispose con una seria sostenutezza: — Tu t’inoltri un po’ troppo colle tue curiositá.

La sua serietá mi trafisse. Tacqui mortificato, chiedendole scusa dell’aver fatta quella domanda, quantunque a me paresse che la mia ricerca non fosse offensiva. Chi ama teme soverchiamente.

Ella si commosse alla mia mortificazione e stringendomi una mano segui dicendo: — Ad un amico qual sei tu non devo tener occulta una sciagura ch’io soffro volontieri, ma per la quale averai veduta della mestizia negli occhi miei. Sappi, il mio povero marito è tisico dichiarato, sempre febbricitante e impossente del tutto. Egli piange amaramente quasi le notti intere, chiedendomi perdono d’avermi legata ad un sacrifizio. Le sue parole sono tanto ingenue e cordiali che fanno piangere anche me, piú per la sua che per la mia sventura. Cerco di confortarlo e di lusingarlo di guarigione. T’assicuro che se il mio sangue potesse giovare, lo darei tutto per ricuperarlo.

Egli ha voluto farmi una scritta confessionale d’aver avuto da me ottomila ducati in dote. Cerca di non farsi abborrire da me, con de’ doni quasi giornalieri. Or mi getta nel grembo gruppi di ducati, or di zecchini, or di grosse medaglie d’oro, or di qualche anello o d’altro lavoro di brillanti; or mi reca de’ tagli