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Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 1, 1910 - BEIC 1837632.djvu/12

6 memorie inutili


Le vertigini dell’acceso cervello orgoglioso di quel scrittore iracondo per de’ puerili falsi principi contro un’innocente opera scenica e contro me, non hanno mai concesso di fargli comprendere la verità, ch’egli per le sue guercie imprudenze e per un’orba sua credulità, ed io per una dabbenaggine ed una semplice condiscendenza, fummo ambidue vittime della sopraffazione, del puntiglio, della forza, del mal talento, e del capriccio de’ suoi, e non miei, possenti nimici.

Quella forza medesima ch’ebbe l’inumano divertimento di sacrificar lui e me, tenne anche ferma la mia volontà di smentirlo e convincerlo di mendacio, come avrei fatto senza indugio con delle prove innegabili, e di farlo ritrattare di quanto egli scrisse di menzognero e calunnioso rapporto a me solo, siccome egli s’è impegnato, onestamente o furbescamente, di fare, se lo convincessi, nella pagina cinquantadue della stampa di Stockholm 1779 e nella pagina centotrentuna della ristampa fatta in Venezia in quest’anno 1797 di quel suo libro, composto di millanterie, di senapismi, non meno che di sofismi e di papaveri.

I miei concittadini rileveranno nella dedicatoria che io fo loro delle mie scipite Memorie e della mia cattiva commedia, la violenta costrizione a cui ho dovuto più volte inchinarmi e abbassare il capo, tacendo e ridendo filosoficamente, per non aver voglia di staccarmi da’ miei congiunti, da’ miei amici, né d’abbandonare la patria in cui nacqui, e nel grembo della quale voglio morire senza chiedere uffizi, senza pretese di grandeggiare, senza inquietarmi e senza odiare nessuno.

Se non ho meriti di conseguenza verso la mia patria, averò certamente quello d’averla amata, d’averla intrattenuta lecitamente e di non averla disturbata giammai.

Sperava di potermi appropriare il lieve merito d’aver sostenuto in essa con la mia penna, per quanto ho potuto, una morale ch’io credo sana, ma lo scrittore del nord, da me commiserato nella sua stoltezza, procelloso, furente e stizzito, co’ propositi che si leggeranno nelle mie Memorie, ha proccurato di guastare anche questo picciolo merito ch’io mi lusingava d’avere, abbaiando e ululando a tutto l’universo ch’io sono un falso filosofo.