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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/310



Io so ch’ella ha formato la passione de! signor Silvio, e gliela lascio tutta per lui.

Camilla. Io non sapeva che il signor Silvio avesse tale premura per la signora Angelica. E un uomo che parla poco, e non si dà a conoscere sì facilmente.

Celio. E stato degli anni in Inghilterra, ed ha appreso il costume inglese, lo all’incontro, sortito d’Italia, sono venuto in Francia, e vi sono, come sapete, da molto tempo, ed ho appreso il costume di questa nazione, vale a dire la sincerità e la fran- chezza: amo la signora Clarice, e lo dico liberamente, e non m’importa che tutto il mondo lo sappia.

Camilla. Amate voi la signora Clarice?

Celio. Sì certo, teneramente.

Camilla. L’amate? Ho piacere che l’amiate: ella è una brava giovane, voi siete un uomo onesto e civile, io mi lusingo ancora di veder questo matrimonio.

Celio. E che? non si può amare senza intenzione di maritarsi?

Camilla. Amando una figlia onesta, non si può pensare diver- samente.

Celio. Eh via, Camilla. So che siete una fanciulla di spirito, lasciamo andare queste malinconie.

Camilla. Sapete voi, signore, che siete in una casa onorata?

Celio. Lo so benissimo.

Camilla. E ch’io non permetterò mai... Scusatemi, è stato battuto. Vado a vedere chi è, e poi vi dirò meglio i miei sentimenti. (parte)

SCENA VI.

Celio, poi Camilla e Silvio.

Celio. Io non avrei difficoltà di sposare Clarice, poiché il suo talento lo merita, e la sua condizione non mi disconviene, ma non sono sì pazzo di volermi mettere una catena al piede.

Camilla. Si accomodi qui, signor Silvio, che or ora verrà la si- gnora Angelica.