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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/383


LA VEDOVA SPIRITOSA 375

Placida. Quali interessi passano fra te e la cameriera?

Paoluccio. Eh niente!
Placida.  Bricconaccio! ti conosco alla cera.
Che sì, che non del tutto finito ancor di crescere,
Te pure in amoretti non ti vergogni a mescere?
Paoluccio. Signora, anch’io nel mondo vo’ far la mia figura.
Non credo che in amore si guardi alla statura.
E se la Clementina per sposo mi vorrà,
Mi par pel matrimonio di essere in età.
Placida. Sì, ma l’età non basta; vi vuole il fondamento.
Paoluccio. Ambi serviamo; ognuno ha il suo mantenimento.
Tanti e tanti si sposano senza far niente al mondo,
E pur godono tutti un vivere giocondo.
Io servo, e se il padrone con lui non mi vorrà,
Perciò non mi confondo. Sarà quel che sarà.
Placida. Quel che sarà, sarà; sposarsi a precipizio.
E mi dicesti in prima che hai fatto più giudizio?
Si vede che prudenza nel tuo cervel non vi è;
E quella che ti bada, più pazza è ancor di te.
Col semplice salario che in due vi guadagnate,
Se avrete dei figliuoli, come campar sperate?
Se mandavi don Berto fuori di queste soglie,
Cosa farà Paoluccio colla signora moglie?
Ella a far le calzette, ed egli il vagabondo.
Oh la bella figura che voi farete al mondo!
Briccon, ti fideresti nel volto della sposa?
Meriteresti un laccio pensando a sì vil cosa.
Cresci in età, ragazzo, fa il fondamento, e poi
Trova una buona dote, e sposati, se vuoi.
Paoluccio. Mi ha detto Clementina, che avrà cento zecchini.
Placida. Come li potrà avere? li semina i quattrini?
Cosa può guadagnare? dodici scudi all’anno?
O ruba al suo padrone, o medita un inganno.
Lascia ch’io parli un poco ad essa in chiare note;
Vedrò s’ella t’inganna sul punto della dote.