Apri il menu principale

Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/377


LA VEDOVA SPIRITOSA 369

Paoluccio il servitore ha per me dell’affetto.

Anselmo. Paoluccio è un ragazzaccio, ma alfine è giovanetto:
La testa anch’ei col tempo può mettere a partito,
E poi la buona moglie può fare il buon marito.
Se ciò vi torna comodo, sposatevi domani,
E il danar fate conto d’averlo nelle mani.
Clementina. In fatti si conosce, e confessar conviene
Ad onta dei maligni, che siete un uom dabbene.
Anselmo. Non basta che il diciate così fra voi e me;
Ma ditelo a chi ardisce pensar quel che non è.
Sappialo donna Placida, che mal di me si sogna,
Ed abbiane rimorso, ed abbiane vergogna.
Donna Luigia il sappia, che ancor di più mi preme;
E non ci disturbate, se ci vedete insieme.
Anzi a chiamarla andate, che venga alla lezione.
Clementina. Subito vado, e dico che l’ordina il padrone.
Anselmo. Bravissima, e badate di darle da qui innanti
Consigli che non sieno dai miei troppo distanti.
Clementina. Le dirò, per esempio, che agli uomini si crede.
Anselmo. A quei principalmente, qual io, di buona fede.
Clementina. E le dirò, se mai pensasse a maritarsi,
Che un uomo un poco vecchio non è da disprezzarsi.
Anselmo. Un uom che con prudenza conosca i dover suoi.
Clementina. Un uomo, per esempio, che fosse come voi.
Anselmo. Io fui lontano sempre dall’essere legato,
Ma non si può sapere se il ciel l’ha destinato.
Clementina. Quel che destina il cielo, l’uomo fuggir non suole.
Anselmo. Metteteci voi pure quattro buone parole.
Clementina. Lasciate fare a me. Prima averei operato,
Se la vostra intenzione mi aveste confidato.
So che voi sposereste la giovane, non già
Per bassa compiacenza, ma sol per carità.
Ed io non mi esibisco per i cento zecchini,
Ma perchè non si sa quello che il ciel destini.